Il Tirreno

Livorno

Ingabbiata la torre simbolo di Livorno

di Juna Goti

Ieri il sopralluogo di proprietà e protezione civile: dopo il primo intervento dei pompieri il demanio la farà recintare

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LIVORNO. Vederla ferita, invecchiata, ingabbiata, tenuta a distanza da quegli scogli che sorveglia da secoli, fa quasi male. Perché la Torre di Calafuria è qualcosa di più di un fortino mediceo che guarda il Romito, a qualche chilometro di distanza dalla città. È come il libeccio o i Quattro Mori: è uno dei simboli di Livorno, forse “Il” simbolo del mare di Livorno. Che ora rischia di diventare off limits. Chissà per quanto...

Due giorni fa, dopo che alcuni laterizi sono caduti a terra dal tetto e dal ballatoio, i vigili del fuoco hanno transennato la torre con il nastro rosso e bianco. Ieri si è poi saputo che nell’arco di pochi giorni intorno alle mura sarà sistemata una vera e propria recinzione «per garantire la pubblica incolumità». Lo hanno ripetuto i tecnici del Demanio e della protezione civile che di prima mattina hanno fatto un sopralluogo nell’area.

La torre è un bene del Demanio (non marittimo, ma artistico e storico). Tra gli anni Ottanta e Novanta è stata affidata al pittore vignettista Alberto Fremura, che di fatto ne è ancora responsabile in quanto concessionario. Il punto è che sei mesi fa il noto artista labronico ha comunicato all’agenzia del Demanio che non rinnoverà la concessione e che quindi lascerà la torre a fine dicembre. «I lavori di manutenzione sarebbero a carico del concessionario che però tra pochi mesi se ne andrà – si limitano a dire per ora dal braccio del ministero – stiamo valutando che strada prendere...».

Intanto il Comune ha inviato all’agenzia una lettera interlocutoria per chiedere che le pietre siano messe in insicurezza per garantire la pubblica incolumità. L’area, infatti, è molto frequentata dai livornesi che l’attraversano per raggiungere gli scogli. In più si trova vicino a un noto locale e anche d’inverno è meta di molti subacquei.

Il Comune ha inviato una lettera e non ha predisposto una vera e propria ordinanza perché nel frattempo, nel corso del sopralluogo di ieri, i tecnici del Demanio hanno fatto sapere che tra oggi e domani, in regime di somma urgenza, una ditta si occuperà di recintare la torre seguendo il perimetro tracciato dai vigili del fuoco: in tutto dovrebbero essere interdetti una trentina di metri ai piedi delle mura quadrate, considerando gli spazi che si trovano lato ristorante e lato mare.

Non è stata toccata la discesa che porta agli scogli, lungo il ponte. E al momento non sono chiusi neppure il cancellino e la scala che conducono all’ingresso della torre. Dal Demanio, però, non si sbilanciano e fanno sapere che «solo dopo ulteriori controlli al tetto e al ballatoio sarà possibile valutare se la struttura è agibile o meno». Anche se da un primo sopralluogo non sembrano essere emersi problemi di stabilità.

In ogni caso quanto resterà transennata la torre? Cosa accadrà nel dopo-Fremura? Starà al Demanio tracciare un progetto di restauro da sottoporre alla Soprintendenza, trattandosi di un bene vincolato. Sempre che - la buttano lì da Firenze - il Comune non presenti al ministero un progetto di valorizzazione per entrarne in possesso. Ma gli enti locali, di questi tempi, sarebbero in condizione di accollarsi onori e oneri?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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