Il Tirreno

Livorno

Aborto choc in ospedale «Il feto non è stato tolto»

di Federico Lazzotti
Aborto choc in ospedale «Il feto non è stato tolto»

Denuncia contro una ginecologa dell’Asl 6 da parte del marito di una donna «Quando lo abbiamo saputo volevamo tenerlo, ma era troppo tardi»

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LIVORNO. Sua madre racconta così la sofferenza della figlia a distanza di una settimana dall’interruzione volontaria di gravidanza: «Stava poco bene, aveva nausea, vomito e uno stato generale di malessere, a tal punto da anticipare la visita di controllo fissata per la settimana successiva».

È presentandosi in ospedale venerdì scorso che una donna livornese di 35 anni, marito disoccupato e due figli piccoli, ha scoperto che il feto che credeva le fosse stato asportato durante l’intervento del 13 settembre scorso, non solo era cresciuto ma doveva essere tolto al più presto.

«Quando ce lo hanno detto - racconta il marito nella denuncia presentata al posto fisso di polizia nei confronti della ginecologa che ha operato la moglie - abbiamo pensato di tenerlo, ma non era più possibile perché nella prima operazione a mia moglie era stato anche inserito una spirale per evitare altre gravidanze in futuro. Ma questo - ci hanno spiegato i medici - poteva aver danneggiato il feto, dunque era meglio completare l’aborto».

Dalla denuncia del marito della trentacinqueenne è partita un’indagine per verificare eventuali responsabilità da parte del medico nella gestione del caso. «Quello che più ci ha infastidito - prosegue il marito - è stata la poca disponibilità e trasparenza del personale sanitario. Ad esempio, quando mia moglie venerdì si è presentata in ginecologia con quei forti dolori, le è stato detto che si trattava di residui embrionali e che avrebbe dovuto sottoporsi ad un intervento. Mentre lei aspettava di essere operata la persona che ha fatto l’ecografia ha detto loro che durante l’esame aveva visto non residui embrionali, ma l’embrione, e che era anche cresciuto di dimensioni. Quando sono stato avvisato mi sono precipitato in ospedale e ho chiesto di parlare con un responsabile del reparto di ginecologia perché il medico che aveva parlato con mia moglie aveva detto una cosa mentre chi aveva fatto l’ecografia aveva riferito tutt’altro. L’unica cosa che volevo erano informazioni certe. Solo dopo un’ora e mezzo e dopo la chiamata in reparto da parte dell’ispettore di polizia la responsabile mi ha risposto che il feto era ancora presente e vivo. Ma a quel punto portare avanti la gravidanza era una decisione che andava a nostro rischio e pericolo perché con l’inserimento della spirale si erano create condizioni anomale».

Alla fine la coppia ha deciso di completare l’aborto, la donna è stata operata e adesso sta bene. Ora resta un’inchiesta per verificare eventuali negligenze.

@fedelazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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