Il Tirreno

Livorno

Muore in bici travolto dall’auto in corsa

di Juna Goti
Muore in bici travolto dall’auto in corsa

Carlo Bondi aveva 63 anni. La donna al volante non si è fermata, ha ferito un altro uomo e si è schiantata contro un palo

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LIVORNO. L’auto l’ha travolto mentre stava pedalando in via Mastacchi. Lui è finito sotto un altro mezzo parcheggiato lungo il marciapiede. Già gravissimo, con il corpo torturato dall’asfalto e la testa fratturata. La donna al volante, però, non si è fermata. Ha corso per un’altra ottantina di metri, forse nel tentativo di raggiungere il rettilineo di via della Cinta Esterna: prima ha distrutto l’angolo del palazzo di proprietà delle Ferrovie, in piazza San Marco, poi è finita contro un’altra auto ferma al semaforo e si è schiantata contro un palo, sul marciapiede. Col volante diretto verso lo spiazzo del distributore. Tre tonfi. Un silenzio di gelo. Le grida.

Carlo Bondi - 63 anni, residente in via Fratelli Bandiera - se n’è andato così. Travolto una domenica mattina di settembre mentre pedalava verso i suoi amori: il mare, la pesca, la barchetta che teneva ormeggiata in Venezia.

L’incidente è avvenuto intorno alle 9.30: a dare l’allarme sono stati alcuni residenti della zona che dopo avere sentito i colpi si sono affacciati alla finestra. Bondi, metalmeccanico in pensione con la passione della pesca e della caccia, era incastrato sotto una Mazda grigia, in sosta davanti agli ultimi negozi di via Mastacchi, lato piazza San Marco.

Era immobile, in una pozza di sangue. La sua bicicletta era sull’asfalto, insieme agli occhiali da sole, con il cerchione posteriore distrutto. Forse trascinata ancora per qualche metro dopo la caduta.

Alcuni passanti si sono fermati e hanno aiutato i volontari della Misericordia di Livorno e di Montenero a prestargli i primi soccorsi. Anche sollevando l’auto che poi è stata spostata dai vigili del fuoco.

È quindi scattata la corsa verso il pronto soccorso, dove i medici hanno portato l’uomo in sala operatoria nel disperato tentativo di salvargli la vita. Ma non c’è stato niente da fare.

Nel reparto di rianimazione la moglie e i parenti non si danno pace. Anche perché su quella corsa folle che si è portata via “Carlino” - come lo chiamano gli amici - c’è ancora da fare un bel po’ di chiarezza.

In ospedale, con ferite lievi, c’è finito anche il guidatore della Seat Ibiza che all’altezza del semaforo di piazza San Marco ha fatto da ostacolo alla Honda Jazz guidata dalla donna. Lei, 54 anni, dopo avere superato la curva ed essersi schiantata contro il palo del semaforo ha rischiato il linciaggio. Perché come raccontano i testimoni, una volta uscita dall’abitacolo «ha iniziato a barcollare»: pare non si reggesse in piedi, sembrava,dicono, «sotto l’effetto di alcol o di farmaci». Comunque non in condizione di guidare.

A quanto si sa è arrivata al pronto soccorso in stato di choc, tanto da non riconoscere i familiari, ma senza gravi ferite. I medici hanno predisposto i controlli e le analisi del caso. E proprio le prime analisi, stando alle informazioni trapelate ieri dall’ospedale, non avrebbero evidenziato l’assunzione di alcolici. I vigili urbani che hanno seguito il caso fin dalle prime ore del mattino invitano, però, a «non escludere alcuna ipotesi». Si cercano risposte in eventuali farmaci, nello stato psico-fisico della donna, nel suo passato medico. «Sono in corso accertamenti – ha riferito in serata il legale della donna, Francesco Agostinelli – volti a verificare se al momento dell’incidente fosse in condizione di guidare. Stiamo aspettando l’esito di tutte le analisi: potrebbe anche non essersi fermata a prestare soccorso perché ha avuto un malore o per cause legate a problemi di salute pregressi».

Resta il fatto che Bondi non ce l’ha fatta. Gli atti sono stati inviati alla Procura che oggi dovrebbe indagare formalmente la donna per omicidio colposo e omissione di soccorso. La famiglia di Carlo, intanto, aspetta che il magistrato autorizzi la restituzione del corpo per l’ultimo abbraccio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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