Il Tirreno

Livorno

Sos micro-ditte edili «È come se chiudesse una grande fabbrica»

Sos micro-ditte edili «È come se chiudesse una grande fabbrica»

L’allarme di Talini (Cna): gran parte del settore campa con le ristrutturazioni, se si bloccano è un patatrac

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. L’altra faccia sono le imprese dell’iceberg edilizia: muratori sì, ma anche idraulici, elettricisti, piastrellisti, imbianchini e via elencando. Anche per loro – forse soprattutto per loro – è un incubo il timore che si fermi l’ingranaggio delle ristrutturazioni: facciate, tetti, rifacimenti dell’impiantistica...

«Le nuove costruzioni sono limitate a pochissime realtà, gran parte delle ditte edili, soprattutto le più piccole, campano di ristrutturazioni: se qualcosa le ferma, al di là dei guai per chi vive negli appartamenti e ha bisognoi di fare lavori, c’è il rischio di un contraccolpo pesante su chi in questo vede una ragione di lavoro». Dario Talini, coordinatore degli artigiani Cna, chiede attenzione sul pericolo che fa capolino dietro l’angolo. Anzi, è già realtà, se è vero che «le nostre imprese avvertono adesso che si sta facendo sentire l’intoppo causato dalla necessità di provvedere al fondo lavori in anticipo».

A dire il vero, – ammette Talini – l’idea era nata come una forma di garanzia per evitare le liti interminabili a cantiere aperto perché la famiglia del quarto piano non vuole saperne di pagare e allora si restava lì a metà del guado, con il cantiere aperto e tutte le difficoltà di finire i lavori, appena si innescava il conflitto fra i vari condòmini. Solo che il rattoppo si è rivelato un harakiri.

Talini non butta affatto a mare tutta la riforma del condominio varata nel giugno scorso, «dopo una attesa durata una infinità di anni».Non è affatto casuale il riferimento allo snellimento del meccanismo decisionale: «Ora sono sufficienti maggioranze più snelle per deliberare – afferma – e questo consente di dribblare il vecchio andazzo, quando era sufficiente il boicottaggio da parte di un piccolo gruppo di condòmini per far saltare qualsiasi intervento».

Ben venga anche il fatto che finalmente c’è la possibilità di rivalersi sul singolo proprietario, – aggiunge – quando nel corso di un lavoro al palazzo nel suo complesso, qualcuno chiede un extra per sé.

«È assolutamente necessario – rincara la dose il dirigente dell’associazione degli artigiani – che vi sia consapevolezza che stiamo parlando di un problema di grossa rilevanza per l’economia: non è un dettaglio che sta al bordo del puzzle, qui è in gioco il destino di centinaia di piccole e piccolissime aziende, che hanno spesso come unica ragion d’essere proprio il mercato delle ristrutturazioni». E i numeri sono tali che , a giudizio di Talini, non è azzardato dire che «chiude o sopravvive l’equivalente di una grande fabbrica: solo che se uno stabilimento licenzia tutti diventa ovviamente e giustamente un caso clamoroso, mentre se spariscono cento micro-ditte edili nessuno se ne accorge». Eppure – tiene a sottolineare – non di rado sono aziende in cui lavorano due o tre esponenti della stessa famiglia: può passare da una relativa tranquillità economica al baratro della disperazione in pochissimo tempo...(m.z.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web