Toscana
La mia tela è il cappuccino
Latte art: come disegnare dentro la tazzina. Al Drupa anche un big coreano
LIVORNO. Pezzo dolce e cappuccino, consumati rigorosamente al bar. Di primo mattino per cominciare bene la giornata o a metà pomeriggio, come momento ricreativo da passare con gli amici o i colleghi. Quella del cappuccino è una vera e propria abitudine sì, ma è diventata anche una vera e propria arte: animaletti di varie specie e dimensioni, forme geometriche più o meno complesse, ma anche fiori e foglie che ne arricchiscono l'aspetto e lo rendono piacevole alla vista. La latte art – questo il nome della tecnica che consente di trasformare i cappuccini in vere e proprie opere figurative – ha cambiato il modo di bere il cappuccino al bar.
A spiegare meglio di che cosa si tratta è Luca Mosconi, barista livornese di 31 anni, che lo scorso anno è arrivato sesto ai campionati italiani di “World Barista Championship” di Rimini.
«La latte art – spiega – nasce in Italia 60 anni fa, ma è in America che esplode e da lì si diffonde. La preparazione è quella classica del cappuccino, le forme, invece, vengono create grazie al supporto della lattiera. Si comincia versando il latte nella tazza dall'alto, in maniera tale da formare delle onde, e si finisce modellando la base del cappuccino con i disegni che ci vengono richiesti dal cliente o che siamo noi a proporre. A Livorno è molto diffusa la pratica della colazione al bar e la latte art è un modo per instaurare un rapporto di fiducia con il cliente».
«Livorno ha avuto un ruolo nella storia del caffé fin dagli inizi, contiamo di diffonderne la cultura», dice Paolo Milani, “sommelier” del caffè e docente di corsi specifici, che di Mosconi è stato il trainer tecnico all’exploit tricolore ed è stato nel team con Francesco Sanapo, che a maggio ha rappresentato l’Italia alle Olimpiadi del caffè in Australia.
Una esibizione di latte art Luca l’ha fatta al DrupaCaffè che con Milani, ha aperto in via Marradi 147. C’era anche il coreano Yong Jean detto Drago, star asiatica di questa disciplina, «Ho scelto Livorno – dice – come una delle tappe del mio Caffe Tour per approfondire la comprensione del rapporto che lega gli italiani al caffè». Poi aggiunge: «Confesso che sono un po’ arrabbiato con tutta quella parte di voi che vivete in questo magnifico Paese e non vi rendete conto dello straordinario patrimonio di cultura che avete. A cominciare dal caffè».
Adesso il latte-artista dell’Estremo Oriente ha deciso di «prendersi una pausa» rispetto alle consuete creazioni di latte art: «È stato interessante riuscire a fare molte cose nello spazio ristretto della tazzina e nell’effimero della schiuma di latte. Ora voglio concentrarmi sull’essenzialità: il gusto del caffè».
Rosanna Harper
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