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COSÌ VA IN CRISI L’ESTETICA DEL CASEGGIATO
CRISTIANA GRASSO. Altro che gocce d’acqua che dai vasi di gerani finiscono sui panni stesi del terrazzo di sotto, altro che cani che abbaiano contro signore che ciabattano, puzzo di fritto contro...
CRISTIANA GRASSO. Altro che gocce d’acqua che dai vasi di gerani finiscono sui panni stesi del terrazzo di sotto, altro che cani che abbaiano contro signore che ciabattano, puzzo di fritto contro musica a palla, posti auto contesi e caccia a chi fuma in ascensore. Erano le micce delle quotidiane guerriglie condominiali e ora sono innocui topi matti rispetto al detonatore gigante che sta minacciando il già poco quieto vivere dei “caseggiati” popolari come dei palazzi della buona borghesia. Convivenze forzate quasi sempre litigiose che solo gli amministratori più talentuosi riuscivano a gestire evitando il peggio ma che ora rischiano di esplodere. Perché di mezzo non ci sono più ripicche e dispetti ma soldi, anzi, soldi che non ci sono. Con quella parola, “moroso”, che ricorre sempre più spesso nelle rissose assemblee e nelle chiacchiere sul pianerottolo. Vanno in rosso i conti dei condomini ed è un problema perché, come in una grande famiglia tenuta insieme da tutto fuorché dall’amore, ci sono spese che vanno sostenute per forza ma i debiti non si possono più fare e anche chi pagherebbe aspetta per paura di ritrovarsi a tappare i buchi degli altri. Intanto, mentre le facciate vanno a pezzi, l’ascensore fa i capricci e le pareti delle scale non vedono un imbianchino da dieci anni, ci si guarda tutti in cagnesco. Gli interventisti contro quelli che frenano, maldicenze e conti in tasca. E tutti che improvvisamente diventano esperti interpreti dei rendiconti dettagliati inviati dagli amministratori con nomi, cognomi e cifre che non lasciano dubbi. I virtuosi da una parte (addirittura in credito) e i morosi (per necessità ma a volte anche per abitudine)dall’altra. Da qualunque parte si stia il conflitto è comunque scontato e l’immobilismo spesso inevitabile così come i “tagli”. Si ingrigiscono così “le parti comuni”: ditta delle pulizie ridotta a due giorni alla settimana, le lampadine fulminate che non si sostituiscono, i nomi sui campanelli appiccicati con lo scotch.
Dopo la scomparsa dei portieri e l’imbarazzo delle guardiole vuote questo è il colpo più duro all’estetica del condominio.
@crigrasso
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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