Sicurezza
Ovosodo Valley: piccoli ma cresceremo
Un arcipelago di cento aziende high tech con 2.600 addetti e oltre mezzo miliardo di fatturato. Alla faccia della crisi
LIVORNO. Prima legge dell’economia in stato di crisi: di notte i gatti non sono tutti bigi e, quando soffia la bora della recessione, non è vero che per ogni e qualsiasi impresa suoni la campana a morto, semmai a regger meglio l’urto sono le imprese high tech. Secondo teorema: non è vero che qui da noi l’innovazione è un Ufo, c’è una Ovosodo Valley che non sarà ancora un gigante ma neppure è poi così piccina picciò.
La riprova concreta l’ha scovata – qui da noi, nel nostro tessuto economico provinciale – il Centro studi della Camera di commercio che ne ha messo l’identikit sull’ultima newsletter (direttore Renzo Pratesi, responsabile operativo Silvia Piccini).
La fotografia riguarda poco meno di un centinaio di localizzazioni di impresa: 74 hanno sede nella nostra provincia, 16 con uffici qui ma quartier generale in altri territori toscani e 6 presenti a Livorno e però con la “testa” al di fuori dei confini regionali.
Queste “magnifiche cento” valgono un fatturato di 527 milioni di euro: ancora troppo poco, se pensiamo che ogni mille euro di giro d’affari delle aziende ad alta tecnologia presenti in Toscana, non più di 43 riguardano quelle targate Livorno. Un euro ogni 23.
Guai però a immaginarlo come roba di nicchia, tutt’al più rannicchiata in un angolino: stiamo parlando di un arcipelago di realtà aziendale in cui lavorano 2.621 addetti, in media quasi 27 dipendenti a testa. Ma in buona parte hanno fra 7 e 10 lavoratori. Segno che comunque sono sì piccole impresee ma non sminuzzate in un pulviscolo di ditte talmente micro da esser pressoché invisibili. A fare eccezione è il settore più avanzato della meccanica, una delle tradizioni industriali più rilevanti della città: in questo caso parliamo di imprese che hanno in media una cinquantina di addetti.
Però c’è un “però”: il 29,3% delle imprese labroniche ha un fatturato sotto i 250mila euro (contro uno standard toscano sotto il 27%), mentre se guardiamo a quelle con un giro d’affari oltre i 5 milioni di euro annui ne troviamo solo il 2,4% nella nostra provincia e poco meno del triplo nelle altre province toscane.
Sorpresa: è nella mappa interna delle aziende livornesi che si ritrova una spinta all’innovazione strutturalmente più forte. Dipende dal fatto che sul fronte caldo di ricerca & sviluppo è impegnato quasi un addetto su tre (31,9%). Ben più dello standard regionale inchiodato sotto il 19%. Ci sorpassa solo Grosseto (33,9%) e siamo praticamente alla pari con Prato (32,0%), figurarsi che Pisa non arriva al 27%, Lucca è sotto il 13%.
Resta però in mezzo alle cifra qualche campanello d’allarme. Il primo riguarda la riduzione del quantitativo di energie umane dedicate a ricerca & sviluppo: accade un po’ dappertutto ma in nessun’altra provincia toscana quanto da noi (meno 3,4%). Il secondo è relativo al diventare partner di progetti europei: nell’ultimo triennio esaminato l’ha fatto l’11,5% delle aziende livornesi del settore, nel resto della Toscana si è sfiorata la soglia del 20%. Il terzo ha a che fare con l’impatto innescato dalla ricerca di base: per le imprese livornese i nuovi prodotti o servizi che ne sono nati nell’ultimo triennio hanno rappresentato meno del 25% del fatturato, 11 punti in meno della media regionale.
Gambe forse gracili rispetto al resto del mondo high tech, ma tutt’altro che deboli in raffronto a quanto gli si muove tutt’attorno. Basti dire che a Livorno tanto in fatto di margini operativi che di situazione reddituale «le imprese high tech – sottolinea la ricerca – registrano un trend decisamente migliore» rispetto agli altri settori dell’economia: in questi ultimi ben che vada si raggiunge l’equilibrio di bilancio, pressoché a zero la previsione di profitti. Al contrario, il 23,1% delle imprese ad alta tecnologia annuncia utili. E qualcosa del genere vale anche per i margini operativi.
Dipende dal fatto che le imprese high tech pescano il proprio fatturato lontano da qui: il 58% di esse realizza nel territorio provinciale non più del 15% del giro d’affari. L’orizzonte è perlomeno nazionale: è lì, fuori dalla Toscana, che si concentra il 41% del fatturato. E per quasi un euro su quattro lo si va a cercare al di là della frontiera.
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