Il Tirreno

Livorno

Vigile col doppio lavoro: sarà processato

di Federico Lazzotti
Vigile col doppio lavoro: sarà processato

C’è l’ok del giudice per il giudizio immediato. «Durante il servizio di polizia amministrativa montava infissi e serramenti»

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LIVORNO. Nelle decine di foto allegate al fascicolo e inviate al giudice per le indagini preliminari con la richiesta di giudizio immediato, si vede Fabio Dominici, 57 anni, vigile urbano assegnato al nucleo di polizia amministrativa del Comando di Livorno, a spasso per la città con l’auto di servizio andare di volta in volta nella aziende che vendono materiale per serramenti a fare acquisti oppure nel negozio in via de Larderel, intestato sulla carta alla figlia, a sbrigare le pratiche di chi fa le veci del proprietario.

Prove - secondo il giudice - «evidenti» che lo hanno convinto, nei giorni scorsi, a firmare la richiesta di processo immediato senza passare dall’udienza preliminare, fissando il primo appuntamento davanti al giudice per il mese di gennaio.

Il vigile urbano, arrestato l’11 giugno scorso dai suoi stessi colleghi che per due mesi lo hanno pedinato, è accusato di truffa aggravata e peculato d’uso.

L’indagine è iniziata nel marzo scorso quando in Procura è arrivata una lettera anonima nella quale si faceva riferimento ad un agente dei vigili urbani che durante l’orario di lavoro svolgeva, invece, dell’attività di pubblico servizio quella privata.

Il procuratore capo Francesco De Leo nell’assegnare l’indagine ha seguito l’adagio per il quale «i panni sporchi (quando ci sono) si lavano in casa». Così è toccato agli stessi agenti della Municipale indagare sul loro collega, assunto negli anni Settanta dal Comune, e addetto al controllo delle residenze e del suolo pubblico.

Dopo due mesi di accertamenti il pubblico ministero Giuseppe Rizzo ha chiesto e ottenuto l’arresto del cinquantasettenne. L’ordinanza firmata dal pubblico ministero Giovanni Zucconi è stata notificata al mattina quando l’agente era nella propria abitazione. «Era più stupito che arrabbiato», dissero i colleghi descrivendo il suo stato d’animo.

Il giorno successivo alla notifica degli arresti domiciliari è arrivata anche la sospensione dal servizio.

Durante questi tre mesi di indagine, l’indagato ha preferito non spiegare al giudice la ragione del suo comportamento. Due giorni dopo l’arresto, durante l’interrogatorio di garanzia, il vigile è infatti rimasto in silenzio: «Stiamo pian piano raccogliendo gli elementi necessari per giustificare le contestazioni che ci vengono fatte dalla Procura - spiegava l'avvocato Marco Caradonna che poi è stato sotituito da due legali romani - la nostra speranza è che la richiesta del giudizio immediato avvenga il più lontano nel tempo possibile così da preparare meglio la difesa. In ogni caso - conclude - non è escluso che al termine delle indagini il mio cliente possa farsi interrogare dal pubblico ministero».

Per il momento le carte della difesa sono rimaste coperte, anche se qualcosa è trapelato.

In particolare si parla di un problema di salute da parte dell’imputato che lo costringeva a frequenti soste durante il turno di servizio.

Un particolare che ovviamente dovrà essere confermato davanti al giudice davanti al quale a gennaio si aprirà il dibattimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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