Sicurezza
«Qui da Mc Donald’s nessuno è precario»
Il gestore e i lavoratori del ristorante in piazza Grande smentiscono le critiche «Solo apprendistati e tempi indeterminati e il 90% sceglie di rimanere»
LIVORNO. Lo spot della campagna Mc Donald’s “3mila assuzioni in 3 anni” girato da Gabriele Salvatores se lo ricordano tutti. Come tutti conoscono le polemiche che la nota pubblicità ha suscitato, scatenando la reazione indignata anche di Filcams Cgil che ha attaccato il “modello culturale” che McDonald’s Italia, secondo alcuni, persegue con la campagna: il precariato.
Ma i lavoratori di Livorno cosa ne pensano a riguardo? «Precariato? Da noi non esiste», rispondono uno dopo l’altro i dipendenti del ristorante di piazza Grande e di Stagno. In tutto, nel comune cittadino i dipendenti sono 60, di cui 15 full time, «il resto – spiega il licenziatario Roberto Creati sono part-time, ma tutti a tempo indeterminato o con un contratto di apprendistato. Il precariato da noi non esiste».
Non solo, secondo i dati che fornisce Creati, confermati anche dal direttore del ristorante di piazza Grande Diego Suligoj, 38 anni, il 90% delle persone che lavorano per noi scelgono di rimanere. E a chi continua a storcere il naso affermando che se i contratti non sono precari, lo è invece il modello che punta su bassi salari, bassa partecipazione, bassa sindacalizzazione con contributi proporzionali allo stipendio e di conseguenza una pensione piuttosto misera. Creati contrabatte sicuro: «Le persone scelgono di rimanere a lavorare da noi. E lo fanno con il sorriso. Le ore di lavoro settimanale per un semplice crew sono 24 su 6 giorni. Io non credo proprio che i nostri lavoratori sceglierebbero di restare a lavorare all’interno dell’azienda in una percentuale così alta se da noi si trovassero davvero così male. E la percentuale è sempre stata questa, la crisi non c’entra».
«Mc Donald’s offre non solo una stabilità, ma anche la possibilità di crescere velocemente all’interno dell’azienda. Diventare direttore di un ristorante avendo meno di trent’anni non è di certo un fattore da sottovalutare». Creati e i suoi dipendenti difendono l’azienda, nessuno accenna malumori, anzi. E tutti sottolineano “l’italianità” presente nella catena. «In pochi sanno – spiega Creati – che dei circa 450 ristoranti del Paese ben l’80% è in franchising (compresi i due ristoranti di Livorno ovviamente), significa che la maggior parte è gestita da imprenditori italiani. In tutto il Paese diamo lavoro a 17mila persone, specialmente in un momento difficile come questo non credo ci sia proprio niente di cui vergognarsi, anzi».
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