Il Tirreno

Livorno

Niente teatro per la ragazza malata Il caso divide lettori e addetti ai lavori

di Cristiana Grasso
Niente teatro per la ragazza malata Il caso divide lettori e addetti ai lavori

La lettera amareggiata della madre che attaccava un noto centro culturale pubblicata dal Tirreno ha aperto un acceso dibattito sul ruolo delle scuole per aspiranti attori e sul rapporto con la disabilità

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LIVORNIO. Una lettera scritta con l’inchiostro dell’amarezza da una mamma che si sente ferita e mortificata, la storia di una ragazzina con problemi di linguaggio alla quale viene suggerito di frequentare un corso di teatro diverso da quello che avrebbe voluto frequentare, uno sfogo che diventa un caso e si moltiplica, dalle pagine del nostro giornale a dal sito web del Tirreno, su Facebook e negli ambienti degli addetti ai lavori. Tra accuse, spiegazioni e polemiche. Tutto comincia appunto con la lettera aperta di una madre: «Mia figlia quindicenne combatte da anni con un astrocitoma, che sembra più il nome di una bella stella luminosa che non di un tumore cerebrale. Una ragazzina come ce ne sono tante ma che si trascina dietro vari piccoli deficit tra cui una verbalità non troppo chiara e limpida. Dopo aver frequentato per due anni, con impegno e senso di responsabilità, un corso di teatro in un rinomato centro teatrale, quest'anno si è vista rifiutata al corso successivo per adulti poiché, per usare le parole del nostro interlocutore: "La sua verbalità non le permette di stare sul palco e magari affrontare un testo difficoltoso come potrebbe essere un testo di Shakespeare"». L’autrice della lettera ammette poi spiega poi che alla ragazza è stato proposto «un corso alternavo di movimento dove l'uso della parola non è minimamente contemplato» ma sottoanche che «questa spiacevole conversazione era presente anche mia figlia, che senza parole montava rabbia e frustrazione...». Immediata la risposta del responsabile della scuola di teatro in questione, Marco Conte (che pubblichiamo qui sotto) e che spiega come «non si è trattato di esclusione ma di un consiglionell'esclusivo interesse della ragazza...». Intanto, sul web, sono piovuti post e commenti, dall’ambiente teatrale livornese ma non solo. Molti si sono schierati con la mamma, colpiti dalla forza comunicativa della sua testimonianza. Ma sono parecchi anche quelli che hanno spezzato una lancia a favore della scuola sotto accusa. Dice Anna: «A volte bisogna essere un po' meno moralisti e mettere in moto la razionalità. Mi spiace molto per la malattia di sua figlia ma credo che forse ogni tanto i consigli vadano presi non come offesa personale ma come tali...». Ribatte Marinella: «Anche se le intenzioni erano buone e voglio crederci, è stato indelicato dire quelle cose davanti alla ragazzina, anche perchè qui non si parla di un disabile psichico, ma di una persona con un tumore che capisce tutto perfettamente. i consigli potevano essere dati alla mamma in separata sede...».

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