Gioco
Livorno lascia 10 milioni a Savona «Per noi operazione indolore»
Il segretario generale dell’Autorità portuale spiega che nessun progetto chiave resta fermo Lo scalo labronico riprende i finanziamenti necessari da Palazzo Rosciano, fonti statali e regionali
LIVORNO. L’Autorità portuale di Livorno dovrà lasciare all’Authority di Savona oltre 10 milioni di euro. Soldi veri, statali, a disposizione in un mutuo in banca, che prima dell’entrata in vigore dei nuovi decreti varati dal governo Monti, non sono stati usati per opere e infrastrutture per il nostro scalo.
Quei 10milioni, insieme ai fondi non spesi dagli altri porti, saranno dirottati sulla mega piattaforma Maersk di Savona. Una multipurpose che sta sorgendo a Vado Ligure. «L’intervento in project financing – si legge sul sito dell’Authority savonese – prevede un investimento da 450 milioni di euro, di cui 300 a carico pubblico e 150 del promotore dell’opera: l’Ati fra Apm Maersk, Grandi Lavori Fincosit e Technital». Che la gestirà per cinquant’anni. Una struttura, si legge ancora, che «avrà una superficie di 210mila metri quadri e ospiterà un terminal contenitori dotato di una banchina» che consentirà «l’ormeggio delle navi porta contenitori di capacità superiore a 12mila Teu».
«Ma per noi – sostiene dall’altra parte della cornetta il segretario generale dell’Authority livornese, Massimo Provinciali – è un’operazione indolore: non abbiamo tolto finanziamenti ad alcuna opera».
Facciamo un passo indietro. Nell’autunno del 2011 un decreto interministeriale firmato dall’allora ministro Matteoli, aveva revocato alle Authority di mezza Italia i fondi che non erano stati tradotti in gare per opere portuali entro cinque anni dall’assegnazione. Una mossa per finanziare il terminal contenitori di Vado, il ribaltamento a mare dello stabilimento Fincantieri di Genova e i porti di transhipment di Taranto, Gioia Tauro e Cagliari.
Il provvedimento aveva toccato i porti di molte città, tra le quali Bari (più di 50 milioni), Piombino (5,5), Salerno, Messina, Catania, la stessa Genova, che da una parte avrebbe perso 60 milioni, ma dall’altra ne avrebbe acquistati altrettanti.
In quella fase Livorno non era stata toccata, anche perché - dicono dallo staff dell’allora numero uno di Palazzo Rosciano, Roberto Piccini – aveva ottenuto come altri una sorta di proroga per i dragaggi, rallentati dalle procedure del Sin (Sito di interesse nazionale).
Ma col governo Monti ecco le nuove misure. Livorno compare nel decreto interministeriale 43 del 7 febbraio 2013, che richiama l’articolo 15 del decreto legge 83 del giugno 2012 e che in sostanza dirotta verso Savona e Taranto i soldi non spesi dai colleghi.
Come si legge nel decreto, la nostra Authority deve restituire i 13 milioni e 890mila euro finanziati e disponibili in banca con un mutuo aperto alla Dexia Crediop spa nel 2005 (e a quanto si capisce parte dei 117milioni ricevuti da Roma dal 2003). In tutto fanno 10 milioni e 417mila euro netti da dirottare verso la costa ligure.
Sulla stessa barca ci sono Marina di Carrara (che cede 20milioni e 470mila euro al netto degli oneri finanziari), Cagliari (3 milioni e 296mila), La Spezia (1 milione e 837mila), Taranto (3 milioni e 440mila), Brindisi (13 milioni e 407mila).
«Stiamo aspettando lo svincolo della banca per cedere il credito a Savona», fa sapere Provinciali. Che conferma anche che ai 10 milioni si aggiungono 4 milioni e 677mila euro già riversati nel bilancio dello Stato. Ma a cosa sarebbero dovuti servire questi soldi? E perché non sono stati spesi?
«Per il nostro porto è un’operazione indolore», ripete Provinciali, deciso ad allontanare le polemiche. Perché, dice, «i fondi restituiti hanno a che fare con opere ritenute non prioritarie o che nel frattempo hanno ottenuto altri finanziamenti e in parte sono già state completate».
«Non abbiamo definanziato nessuna gara», sottolinea. Certo non è esattamente la stessa cosa mettere mano al portafoglio dell’Authority, della Regione o usare subito soldi che arrivano dallo Stato...
Gli oltre 4 milioni appena restituiti (arrivati dalla 413 bis), erano destinati all’adattamento dell’area ex Toscoplast (600mila euro) e ai dragaggi dell’imboccatura sud (oltre 4 milioni). Dragaggi che, si affretta a chiarire Provinciali, «nell’ultimo anno e mezzo sono stati appaltati con risorse regionali e già quasi conclusi».
E i 10 milioni e mezzo della 413 quater? Erano destinati all’acquisizione dell’area delle Ferrovie sulla sponda est, alla costruzione della nuova palazzina uffici e servizi, e a due operazioni chiave per Porta a Mare e il porto turistico: la realizzazione della banchina lato sud del molo Mediceo e del canale navigabile tra la Darsena nuova e la Bellana (tra l’altro già oggetto dell’accordo quadro col governo di dieci anni fa).
«I fondi per la banchina e il canale – dice Provinciali – nel frattempo sono stati recuperati da fonti regionali, altre voci di finanziamento ministeriali e risorse proprie dell’Authority». Per il canale di ingresso «i lavori sono in corso», mentre la nuova banchina «non è ancora iniziata, ma è nel piano delle opere: è legata allo spostamento delle barche da diporto. Nel frattempo, un mese fa, il comitato portuale ha deliberato la concessione del futuro porto turistico ad Azimut».
Per l’area delle Ferrovie, riprende, «non si tratta di gare da fare: finché c’è una proprietà che non vuole vendere...». Invece, chiude, «quello della Palazzina non è un intervento urgente per il porto e comunque ancora non c’è l’accordo su dove costruirla».(j.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
