Sicurezza
«Idea conformista di teatro»
L. a lettera della madre che ieri, su queste pagine, ha dato voce al suo rammarico per l'esclusione della figlia quindicenne dai corsi di un centro di formazione teatrale locale merita alcune...
L. a lettera della madre che ieri, su queste pagine, ha dato voce al suo rammarico per l'esclusione della figlia quindicenne dai corsi di un centro di formazione teatrale locale merita alcune considerazioni. Quantomeno per non lasciarsi sfuggire un'occasione di confronto con temi importanti che raramente sono oggetto di riflessione pubblica.
Scrivo principalmente per esprimere, da insegnante e da psicopedagogista che lavora quotidianamente in contesti "scolastici", il mio dispiacere per quello che è capitato a questa ragazza e alla sua famiglia. Non solo. Lo faccio anche per esprimere la mia distanza dalla concezione di teatro e, più generalmente, di formazione che mi sembra star dietro a una situazione come quella dettagliatamente descritta dalla lettera di ieri.
Dispiace innanzitutto che un educatore, invece di farsi mediatore e facilitatore del rapporto che ogni allievo deve costruire con il compito della propria formazione, rimandi un'idea così prestazionale, estetizzante e conformista (e vecchia: ottocentesca e, in senso proprio, borghese) del teatro, di una disciplina (ma che parola brutta!) che offre invece un prezioso strumento di crescita personale e di esplorazione, uno strumento che può rispondere al bisogno di sperimentazione, di immaginazione, di mascheramento di sé necessario a quel ripensamento della propria identità e alla sua infuturazione che costituiscono il principale compito evolutivo dell'adolescenza, senza dubbio la fase più genuinamente teatrale del ciclo di vita.
Il teatro ha bisogno delle dissonanze, degli errori, delle fragilità, delle eccezioni per esistere. Di fini dicitori di parole stampate non sa che farsene. Se è specchio patinato della patina con cui lacchiamo ogni cosa nel mondo "reale" (sic!), allora siamo noi che non sappiamo che farcene del teatro. La storia è stata esplicita in proposito. O no?
Il teatro non è un linguaggio già scritto che si possa leggere bene o male. Il teatro fatto così è morto un secolo fa. Per una ragazza di 15 anni non è mai stato vivo. Perché a 15 anni, a dispetto di quello che tutti sembrano continuamente volerci far credere, si è ancora piccoli. E si ha ancora bisogno di crescere e di buoni maestri.
Andrea Raspanti
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