Lutto
Mia figlia malata esclusa dal corso di teatro
"La sua verbalità non le permette di stare sul palco e magari affrontare un testo difficoltoso come potrebbe essere un testo di Shakespeare". Questo è stato detto alla mamma della ragazzina
È con profondo rammarico e delusione che scrivo questa lettera aperta per chi avrà voglia di leggerla, e meditare, magari per soli 5 minuti, su chi non è stato poi così fortunato in questa vita terrena. Sarò breve e concisa, preferisco lasciare più spazio alle riflessioni personali che ognuno avrà in merito all'accaduto. Mia figlia quindicenne combatte da anni con un astrocitoma, che sembra più il nome di una bella stella luminosa che non di un tumore cerebrale. Una ragazzina come ce ne sono tante ma che si trascina dietro vari piccoli deficit tra cui una verbalità non troppo chiara e limpida. Dopo aver frequentato per due anni, con impegno e senso di responsabilità, un corso di teatro in un rinomato centro teatrale, quest'anno si è vista rifiutata al corso successivo per adulti poiché, per usare le parole del nostro interlocutore : "La sua verbalità non le permette di stare sul palco e magari affrontare un testo difficoltoso come potrebbe essere un testo di Shakespeare".
Al che mi sono domandata quale difficoltà maggiore può avere Shakespeare rispetto ad un testo tratto dal romanzo "Gli ultimi giorni di un condannato a morte" di Victor Hugo, che mia figlia con il suo gruppo avevano messo in scena lo scorso anno? E per continuare, lo stesso interlocutore con fare sfuggente ha aggiunto: "non mi fraintenda signora, la bambina e' molto intelligente e si impegna, non vorrei che si trovasse in imbarazzo sul palco, io lo dico per lei …". Al che, raccogliendo tutta la mia dignità e senso materno ho risposto che se mia figlia non si crea nessun problema in proposito non vedo perché se lo deve creare lui. La bambina è un guerriero che combatte giornalmente contro altre problematiche, che difficoltà vuoi che le crei Shakespeare. E per concludere, ciliegina sulla torta, il nostro interlocutore ha aggiunto, che anche per il pubblico (pagante, bada bene) che viene a vedere la rappresentazione non sarebbe idoneo avere un attore che recita con una limitatezza verbale come quella di mia figlia. Ho risposto che forse il problema per lui e' che avere una ragazzina con certi problemi rovina l'immagine del suo prestigioso teatro.
"Ma no signora non mi fraintenda, ci mancherebbe …"; io fraintendere? quando mai, io non fraintendo, io capisco. Devo dire però che il soggetto in questione ci ha proposto un corso alternativo di movimento dove l'uso della parola non è minimamente contemplato. Aggiungo soltanto che a questa spiacevole conversazione era presente anche mia figlia, che senza parole montava rabbia e frustrazione. L'unica cosa che ha detto uscendo dal "teatro" e' stata: "Io in questo posto non ci metterò più piede mamma, cerchiamo un altro corso di teatro dove le persone non mi schiacciano così"… ma il suo cuore piangeva deluso.
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