Il Tirreno

Livorno

La segretaria in malattia va al concerto pop Scoperta su Facebook

di Federico Lazzotti
La segretaria in malattia va al concerto pop Scoperta su Facebook

La titolare dell’Agenzia immobiliare “La Terrazza” denuncia la dipendente «Ci ha mandato 5 mesi di certificati per una gravidanza a rischio e invece...»

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LIVORNO. Nei tre certificati medici arrivati alla proprietaria dello studio immobiliare “La Terrazza” e firmati dalla ginecologa della segreteria si parla di una gravidanza a rischio e di «minaccia di aborto».

Un quadro clinico tanto delicato da prescrivere per la dipendente - anche tramite la Società della Salute - l’interdizione dal lavoro per cinque mesi: dalla fine di aprile, fino a domani, quando il termine scadrà.

Il sospetto di Susanna Corsini, 51 anni, datrice di lavoro della donna, è - però - quello di essere stata raggirata dalla dipendente che durante la malattia, invece di stare a casa a riguardarsi, avrebbe «tenuto una condotta affatto normale, permettendosi qualunque circostanza della vita»; da una serata in discoteca, alla partita del Livorno, fino all’episodio più eclatante: assistere al concerto evento del cantante Robbie Williams allo stadio San Siro di Milano la sera del 31 luglio scorso.

«Per partecipare all’esibizione della star del pop - è la ricostruzione - la signora è partita un giorno prima restando nel capoluogo lombardo che in quel periodo aveva il bollino rosso per il caldo che ha raggiunto i trentadue gradi di temperatura con un alto tasso di umidità. Inoltre - si legge ancora - al concerto hanno partecipato più di 50mila persone con un livello massimo di 80 decibel; e peraltro - come si può facilmente ricavare dai riscontri dei media sullo spettacolo, lo show è avvenuto alla presenza di molti fumatori di marijuana, tanto da far intervenire lo stesso cantante sul tema più volte nella serata. Insomma - è la conclusione - non proprio le condizioni ideali per una donna al quinto mese di gravidanza nello stato speciale di interdizione al lavoro per legge».

Agli eventi mondani ai quali ha partecipato, la dipendente si sarebbe premurata di scattare foto e nei giorni successivi al loro svolgimento di condividere e commentare con gli amici sul proprio profilo Facebook gli scatti di quelle serate.

Tutte queste circostanze sono state archiviate ed elencate nella dettagliata denuncia che la proprietaria dell’agenzia immobiliare ha presentato l’11 settembre scorso alla stazione dei carabinieri di Montenero.

Spiegano gli inquirenti senza aggiungere altro: «La segnalazione è stata ricevuta, ma gli atti non sono ancora stati trasmessi alla Procura».

Adesso, infatti, il compito dei militari sarà quello di prendere in mano la denuncia e verificare le ipotesi di reato suggerite, che vanno dalla truffa alle false dichiarazioni.

Per capire l’origine dei dubbi del datore di lavoro è necessario però tornare indietro al 5 marzo scorso quando la segretaria ha presentato le dimissioni «per motivi personali» che come prevede il contratto nazionale avrebbero dovuto essere esecutive dal 22 dello stesso mese.

«Allo scadere del preavviso - racconta Susanna Corsini - abbiamo comunicato alla Camera del Lavoro la cessazione del contratto che era iniziato nel novembre dell’anno precedente con un contratto di tre anni. Il 16 aprile la stessa ha avuto l’ultima busta paga, compreso il Tfr».

Ecco perché tre giorni dopo aver dato alla dipendente la liquidazione, la titolare si è stupita di ricevere una raccomandata con quale la segretaria comunicava che le dimissioni non erano valide spiegando di essere incinta. «A quel punto le ho sollecitato la ripresa dell’attività», ricorda la titolare.

È dopo l’animato colloquio tra le due donne che il datore di lavoro ha deciso di «lasciare traccia di quello che, di volta in volta, è avvenuto nei giorni successivi a cominciare dalla richiesta alla segretaria di tornare al lavoro».

Prima che la donna tornasse in ufficio, in via Monetragappa, sede de “La Terrazza Immobiliare”, è infatti arrivata un ’altra raccomandata, siamo al 6 maggio, nella quale la dipendente inviava «un certificato di gravidanza, rilasciato dal medico ginecologico di fiducia, nel quale si comunicava oltre allo stato di gravidanza, la minaccia di aborto, per cui si necessitava di almeno trenta giorni di riposo e cure».

Un certificato simile è stato poi inviato il 29 maggio a copertura del periodo fino al 26 giugno. «Il 21 giugno - ricorda la titolare dell’agenzia - ho chiamato la ginecologa spiegandole di aver avuto notizie di comportamenti della sua paziente che poco avevano a che fare con una signora in condizioni di minaccia di aborto».

È tra maggio e giugno, infatti, che la dipendente in malattia avrebbe assistito ad una partita del Livorno «da tutto esaurito» e poi sarebbe andata in discoteca. «Nonostante questo il 2 di luglio ho ricevuto dalla Società della Salute una nuova comunicazione con l’autorizzazione all’interdizione dal lavoro dal 27 giugno al 19 settembre».

Le conclusione che si leggono al termine delle quattro pagine di cui è composta la denuncia che l’imprenditrice ha compilato tramite l’avvocato Andrea Morini sono chiare: «Tutto questo - dice dopo aver ripercorso la vicenda - mi ha portato a pensare e ritenere che vi fosse una reale difformità tra lo stato di gravidanza estremamente delicato della signora a cui viene più volte diagnosticata e riconosciuta una minaccia di aborto o comunque “gravi complicanze o di persistenti forme morbose” e il suo comportamento nella realtà». Una condotta - è l’ipotesi - «fraudolenta», messa in atto «da un lato al fine di frodare - forse in concorso e commettendo falso o meno - le istituzioni dalla legge preposta al fine di ottenere benefici altrimenti non spettanti; dall’altro al fine - conseguente - di procurare danno al datore, privato ingiustamente della prestazione lavorativa, nonostante il mantenimento del carico economico».

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