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Limoncino, il giudice annulla tutte le multe

Limoncino, il giudice annulla tutte le multe

Nei mesi della protesta anti-discarica i vigili avevano sanzionato i pedoni e le auto in sosta. Ma la strada è privata. Il Comune dovrà pagare le spese

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LIVORNO. Ricordate la protesta scoppiata tra la primavera e l’estate nel 2011 al Limoncino per impedire l’entrata in funzione della discarica di Bellabarba? In quei mesi i residenti e i proprietari di terreni agricoli che tentarono di impedire il passaggio dei camion con camminate “ecologiche” e auto parcheggiate sul ciglio della strada furono multati dai vigili urbani. Ma ora ecco che il giudice di pace del tribunale civile di Livorno, Angela Barcia, ha detto che il comitato anti-discarica aveva ragione e quelle multe non dovevano essere fatte.

Ieri mattina, infatti, il giudice ha accolto i due ricorsi presentati dall’avvocato Patrizio Rossi sia per le multe elevate per divieto di sosta agli automobilisti che avevano parcheggiato lungo la strada che porta alla ex cava (7 da 39 euro ciascuna), sia le multe indirizzate ai pedoni che tra maggio e luglio avevano camminato per ore davanti ai camion diretti all’impianto (8 da 24 euro, più le spese di spedizione).

I verbali sono stati annullati e il Comune dovrà pagare le spese legali: circa 150 euro a ricorso, più gli accessori.

Per conoscere le motivazioni della sentenza si dovrà attendere almeno un mese, ma è chiaro che la decisione è legata alla sentenza pronunciata poche settimane fa, il 17 luglio, dal giudice Roberto Urgese, che ha dichiarato via del Limone privata a tutti gli effetti (come hanno sempre sostenuto i frontisti) e non privata a uso pubblico.

«Siamo soddisfatti – ripete dall’altra parte della cornetta l’avvocato Rossi – ci siamo levati un bel sassolino dalla scarpa».

La portavoce del comitato anti-discarica, Rosaria Scaffidi (che nei mesi scorsi è stata querelata dall’amministrazione comunale quando ha parlato di “persecuzione” rispetto ai controlli sugli annessi della zona) è un fiume in piena. «Alla luce della sentenza di Urgese che ha detto una volta per tutte che la strada è privata – interviene – era quasi scontato che le multe fossero annullate. Il colmo – si arrabbia – è stato che ai pedoni le multe non siano state neppure consegnate a mano il giorno stesso, ma recapitate per posta il giorno successivo, con un bollettino su cui avrebbero dovuto scrivere il numero di targa. E di cosa? È ridicolo. Ma per noi che abbiamo subito tutto questo non sono state comiche: hanno violato la nostra libertà». (j.g.)

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