Il Tirreno

Livorno

«Senza cooperazione il cinema spegne le luci»

di Ludovica Monarca
«Senza cooperazione il cinema spegne le luci»

I proprietari della sala di via dell’Angiolo raccontano il momento difficile «L’arrivo del digitale è solo l’ultimo problema di anni bui per tutte le piccole sale»

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LIVORNO. «Se arriveremo a mangiare il panettone? Sì, ma il nostro futuro è incerto. Una cosa però è sicura noi: ce la metteremo tutta per andare avanti il più a lungo possibile». Serafino Fasulo e Raffaello Gaimari, gestori del cinema Kino-Dessé, continuano a sorridere mentre raccontano il loro lavoro di questi dieci anni (l’anniversario di apertura della sala di via dell’Angiolo cade il prossimo 3 novembre). Nonostante le difficoltà, nonostante lentamente, negli ultimi cinque anni, tutto abbia iniziato a sgretolarsi, nonostante con l’arrivo del digitale a gennaio il loro futuro sembra essere sempre più incerto. «Ma il digitale – affermano – è solo l’ultimo dei problemi arrivati in questi anni bui per le piccole sale cittadine...».

La storia

Il cinema di via dell’Angiolo nasce nel 2003 da una costola dell’associazione del Circolo del Cinema Kinoglaz nata nel 1996. «Nel novembre di quell’anno io e Raffaello – spiega Fasulo – dopo anni di collaborazione con istituzioni e Cred, organizzazione di rassegne, incontri e corsi, abbiamo deciso di aprire una società (“Effetto Notte”) per dare alla città di Livorno un vero cinema d’essai dopo la triste scomparsa di quello che aveva significato negli anni Settanta il D’Essai d’Ardenza al circolo Pizzi. Siamo stati coraggiosi, il 2003 è anche l’anno in cui ha aperto il multisala. Ovviamente la collaborazione con il Circolo Kinoglaz non si è mai interrotta, anzi, abbiamo sempre continuato a lavorare insieme». Così per anni in via dell’Angiolo Raffaello e Serafino hanno rappresentato l’unica sala livornese interamente dedicata al cinema d’essai con tanto di certificazione della Federazione Italiana Cinema D’Essai. Prime visioni, rassegne dedicate alle donne, agli anziani, ai registi emergenti, alle scuole, incontri, seminari e corsi di avvicinamento ai mestieri del cinema, senza dimenticare la produzione di circa 30 documentari su commissione. L’elenco delle attività svolte è infinito, con un occhio di riguardo ai giovani e le scuole. «Perché per noi – spiegano – è semprestato chiaro che l’educazione delle nuove generazioni al linguaggio visivo è un passaggio fondamentale. Solo attraverso l’educazioni i ragazzi possono capire che il grande schermo non è fatto solo di carta patinata e di persone che si trovano per caso a fare l’attore. Il cinema è fatto di lavoro, vero». Una passione reale che li spinge a continuare a tenere il “Kino” aperto nonostante un bilancio in pareggio. Un pareggio tra virgolette, perché da anni nessuno dei due proprietari percepisce uno stipendio. «I nostri dipendenti però vengono regolarmente pagati», tengono a specificare.

La crisi

Il 2013 diventa così un anno spartiacque per la coppia di amici che racconta come sia cambiato il panorama delle sale cittadine degli ultimi anni. «Quando abbiamo aperto Livorno aveva nove schermi in città. Il declino per quanto ci riguarda è iniziato nel 2010. Al di là del calo del pubblico tre fattori hanno pesato inevitabilmente sul nostro bilancio». Il primo fattore riguarda il taglio di finanziamenti da parte del Comune. «Per anni, insieme alle istituzioni abbiamo organizzato diverse rassegne. Con l’arrivo della crisi i fondi sono venuti meno. Lo diciamo senza rancore, sappiamo che se l’amministrazione ha meno soldi deve compiere delle scelte. È un peccato però, perché alcune dio queste rassegne, ad esempio “Cinema donna” dedicata al cinema femminile, raccoglieva un’ottima risposta del pubblico. Per noi la fine di quest’epoca ha significato un calo del 30% degli introiti».

Il secondo fattore contiene invece rabbia, espressa piuttosto chiaramente. «Sempre nel 2010 abbiamo fatto un investimento di 24mila euro sul digitale per proiettare per primi le opere dei grandi teatri internazionali in diretta sul grande schermo. Un onere dispendioso, ma ne eravamo fieri. Peccato che, dopo un mese e dopo aver ricevuto i complimenti delle istituzioni siamo stati “copiati” dai QuattroMori con l’appoggio del Goldoni che ha proclamato in televisione il suo falso primato. L’esempio perfetto di come a Livorno manchi cooperazione. Che senso ha proporre la stessa sera la stessa offerta in due cinema di una città che di certo non è gigantesca? Una follia». Sono arrabbiati e delusi. «Non capiamo perché in tutti questi anni non siamo riusciti a creare un sistema tra le sale, se andiamo avanti così spariremo tutti, mangiati dai pesci grossi. Riapre la Gran Guardia? Il Comune dovrebbe chiedersi che senso ha riaprire due sale se ne chiudono tre». E aggiungono: «Non solo non c'è una linea generale di indirizzo sulla cultura ma addirittura le istituzioni invece di addensare ciò che c'è sul territorio talvolta invadono ambiti anche con concorrenza sleale. Un esempio? Le rassegne alla Goldonetta fatte con dvd...».

Il digitale

L’addio alla pellicola sarà l’ennesimo scoglio da superare per il Kino. «Proviamo a andare avanti – dicono – ma le persone devono sapere che chi dice che il digitale sarà un risparmio mente. I film per le piccole sale avranno lo stesso costo. Il pesce grosso continuerà a mangiare il pesce piccolo».

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