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Ecco Mr. Sloane, l'uomo che sfida la Concordia

Sudafricano, 52 anni, impiegato 24 ore su 24 è il leader delle operazioni all'Isola del GiglioVAI ALLA DIRETTA TV


16 settembre 2013 di Ilaria Bonuccelli


«Quando avremo finito, se tutto va bene, voglio stare in giro per il mondo con la mia famiglia. Due anni». Di sera, a cena, Nick Sloane confida agli amici del Giglio il suo desiderio. Rimettere in asse la Costa Concordia, farla arrivare in sicurezza nel porto prescelto e poi via in vacanza, lontano dall’operazione che lo ha trasformato da “salvage master” - il maestro dei salvataggi - nell’uomo delle missioni (im)possibili: liberare l’isola dal relitto della nave da crociera affondata quasi due anni fa. Magari senza lasciare danni ambientali (troppo) evidenti.
alUna sfida del genere avrebbe impressionato chiunque e non solo perché la Concordia pesa il doppio del Titanic o perché Costa investe 500 milioni impiegando 500 tecnici (di 21 nazionalità diverse) per rimuovere la nave. Il fatto è che su questo “salvataggio” - che ha reso di uso comune parole come “parbuckling” (rotazione dello scafo) - sono puntati gli occhi di tutto il mondo come dimostra la copertura mediatica per le prime operazioni di messa in asse previste per lunedì o, comunque, per l’inizio della prossima settimana. L’affondamento della Concordia, infatti, è stata la tragedia del mare più grave e toccante del nuovo millennio, con 32 morti, di cui due ancora non restituiti alle famiglie. Ma non ha spaventato il capitano Sloane. Anzi. Quando è stato chiamato a gestire questa emergenza, era in Nuova Zelanda, ma non ha esitato ad accettare l’incarico che lo porta a tentare un’operazione di recupero senza precedenti al mondo. Chi lo conosce non si meraviglia della sua scelta. Del resto, Sloane è uno che è ha resistito perfino all’assalto dei pirati nella sua carriera. Ed è lo stesso che una decina di anni fa partecipò al salvataggio del Jolly Rubino, il traghetto che naufragò in fiamme, mentre era in navigazione tra il Sudafrica e il Kenya.

MINUTO PER MINUTO Le operazioni di recupero in tempo reale

Eppure, Sloane porta a spasso il suo curriculum senza spocchia. Anche se dei salvataggi più spericolati e avventurosi conserva i video nel cellulare. Ma li mostra solo agli amici più stretti: più a scopo documentaristico che per vantarsi. Il Salvage master, infatti, è una persona «assolutamente modesta», concordano tutti sull’isola. Al Giglio è arrivato quasi in silenzio. E sarebbe anche passato inosservato se non fosse per la pubblicità che gli aveva fatto Corrado Neri, figlio di Piero, titolare della società livornese di rimorchiatori famosa in tutto il mondo che, con gli olandesi della Smith, ha conteso l’appalto a per il recupero di Costa al consorzio Titan Micoperi. Invece Neri jr. - racconta Giovanni Rossi, assessore al porto di Isola del Giglio - saputo della nomina di Sloane «mi ha parlato di lui, dicendo che era il migliore, o comunque fra i migliori professionisti disponibili al mondo per guidare queste operazioni. Mi ha detto che era in gamba».

Nick Sloane viene scelto a Barcellona, in un convegno a fine maggio 2012. Poco dopo, gli arriva una chiamata mentre è in Nuova Zelanda: «Questo è il nostro lavoro. Può accadere che ti squilli il telefono - racconta il capitano in un’intervista recente a Oggi - quando avevi promesso di assistere a una partita di tuo figlio e non puoi mantenere fede all’impegno».

Così Sloane approda al Giglio. La moglie e i tre figli restano in Sudafrica, nella casa costruita in una zona collinare dove si produce un vino pregiato. Lui, invece, un pomeriggio si presenta a una merenda nella cantina di Giovanni Rossi: è l’inizio di una lunga amicizia. E della passione del capitano per il vino rosso toscano. Il Chianti e il Tignanello. A fine lavoro, quando c’è modo di rilassarsi, cerca sempre di offrire un bicchiere. Non è raro, infatti, vedere il capitano - nei momenti di relax - girare fra gli amici con una bottiglia di vino in mano. È il momento nel quale sfoggia il ridotto vocabolario di italiano imparato in un anno e mezzo di permanenza sull’isola: «Poco poco» dice. È un invito ad condividere almeno un sorso. Rifiutare è quasi impossibile. E Sloane è contento della gentilezza che gli si fa accettando il bicchiere della staffa. Poi se ne va, spesso per rimettersi al lavoro. È difficile che stacchi del tutto. Chi lo conosce bene, infatti, sa che la sua concentrazione è, di fatto, 24 ore su 24. I contatti con la Florida - sede della Titan, una delle società del consorzio selezionato per rimuovere la Concordia - sono costanti e con il fuso orario implicano anche comunicazioni notturne. Ma questo non gli pesa. Per i suoi uomini è il punto di riferimento incrollabile. Sorridente, sereno, ma anche deciso nel prendere le decisioni. È per questo che non a paura a dire che «il rischio nella rotazione della Concordia può essere la frattura dello scafo», come riportava poche settimane fa anche il Telegraph. Come non ha avuto esitazioni all’inizio dell’estate a dire che avrebbe anticipato il «parbuckling a fine luglio o all’inizio di agosto». Si sentiva pronto, ma le autorizzazioni non sono arrivate.

Così è rimasto ad aspettare (fino a metà settembre) i tempi che gli hanno imposto. Con l’aplomb che lo contraddistingue «e che fanno di lui un leader», concordano tutti gli uomini del suo team. Operai e manager. Gli stessi che, senza distinzione, trovi a mangiare con lui, preferibilmente la carne «perché la pasta mi riempie subito, anche se mi piace». In questo, Nick non è riuscito a diventare italiano. In questo e neppure nella lingua: è l’unico rimprovero che gli amici del Giglio gli muovono.

Per il resto il capitano è diventato uno della comunità. Eccome se lo è diventato. Proprio domenica lo ha confermato. Con l’usuale delicatezza. Ha organizzato una commemorazione per il comandante di un rimorchiatore morto alcuni giorni prima in ospedale. Ha allestito la cerimonia sulla nave dove il comandante era imbarcato insieme agli uomini dell’equipaggio; ha chiesto che le altre barche issassero le bandiere a mezz’asta e poi ha pronunciato qualche parola sul molo. Nessuno ha disertato l’appuntamento. Per il lutto, certo. Ma perché l’invito veniva da Sloane, quell’insolito sudafricano con la passione per il rischio, le missioni impossibili e antichi sentimenti italiani.

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