Il Tirreno

Livorno

Soppresse le sedi distaccate l’ufficio si trasferisce in chiesa

di Federico Lazzotti
Soppresse le sedi distaccate l’ufficio si trasferisce in chiesa

Al Palazzo di via Falcone e Borsellino gli ufficiali giudiziari sistemati tra gli affreschi del ’700 Occhio al caos cancellieri. Non va meglio alla sezione civile. «Per i cittadini aumentano i disagi»

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LIVORNO. Chissà se Pietro Vigo, scrivendo “Il Palazzo di giustizia in Livorno e delle sue vicende”, avrebbe mai immaginato che un secolo dopo la pubblicazione della sua opera (1917, Chiappini editore), la chiesetta settecentesca affrescata al piano terra e recentemente ristrutturata, si sarebbe trasformata, alla bisogna, in un ufficio dove una decina di ufficiali giudiziari “fuori sede” mettono ordine tra avvisi di bollette mai pagate e ultimatum a morosi indietro con l’affitto.

È questa la conseguenza più bizzarra della tanto chiacchierata riforma della Giustizia italiana che ha riscritto la geografia dei tribunali con la soppressione, solo in provincia di Livorno, di tre sedi: Portoferraio, Piombino e Cecina innescando, in particolare all’isola d’Elba, furiose proteste con sindaci e cittadini a sventolare mutande per descrivere la condizioni nella quale li avrebbe ridotti il Governo con questa scelta.

Per scoprire la nuova sede distaccata degli ufficiali giudiziari è necessario entrare nel giardino del tribunale di via Falcone e Borsellino dove fa bella mostra di sé la statua di Giuseppe Micali, costeggiare il corridoio dove sono state sistemate alcune panche ed aprire una porta in legno che si affaccia sul cortile.

Nell’angolo a destra ci sono una quindicina di cartoni sigillati e accatastati uno sull’altro, vicino ecco due computer, altre scatole e qualche armadietto. Dall’altra parte della stanza ecco le scrivanie già pronte per accogliere i nuovi dipendenti e due sgabelli che arrivano dal tribunale di Cecina. Dentro ad una busta per la spesa ci sono documenti e quadernoni, sopra un tavolo altri cartoni bianchi. «È una soluzione provvisoria», spiegano i diretti interessanti.

Per sapere quanto provvisoria abbiamo provato a parlare con il presidente del tribunale Vincenzo Martorano che ieri mattina ha fatto la spola in bicicletta tra la sezione penale e quella civile. «Stiamo lavorando - ha detto - faremo il punto la settimana prossima».

Quello della chiesa (sconsacrata) trasformata in ufficio, non è l’unico problema organizzativo con il quale da domani dovrà fare i conti il sistema Giustizia a Livorno. Una delle incognite riguarda, infatti, la cancelleria penale. «Con la soppressione delle tre sedi hanno aumentato l’organico di una sola unità», spiegano. Eppure le udienze della settimana sono aumentate e di molto. Un esempio? «Fino allo scorso anno il lunedì c’erano due giudici monocratici al lavoro mentre adesso saranno almeno quattro».

Nessun disagio, almeno per ora, per i fascicoli penali arrivati dalla provincia e che sono stati sistemati in magazzino. Se in altre zone ci sono stati problemi di spazio qui l’unico inghippo - come spiegano alcuni avvocati - è che «durante il trasloco non è stato possibile visionare i fascicoli».

Se il tribunale penale ha i suoi grattacapi, quello civile non se la passa meglio, colpa - prima di tutto - di edifici vecchi e riadattati, tanto da far dire agli addetti ai lavori che sarebbe il momento di pensare «ad un nuovo tribunale».

Intanto per risolvere i problemi di oggi, lo scorso 5 settembre, tutti i punti oscuri riguardo alla dislocazione di uffici e udienze civili sono stati affrontati dalla commissione manutenzione. L’edificio chiave sembra essere è quello vicino alla sezione lavoro, nel giardino nella parte opposta rispetto all’ingresso di via del Larderel nel quale - terminati i lavori - dovrebbero andare gli uffici di cancellieri e magistrati. Ma c’è anche da adeguare le due aule al piano terra che «alla quali manca ancora il collegamento telematico».

Incognite che secondo l’Udc «vedrà il tribunale intasato da quintali di pratiche cartacee che non saprà dove poter sistemare». Ma soprattutto - come spiega il presidente del’ordine degli avvocati Vito Vannucci - «renderà più difficile l’accesso alla Giustizia, in particolare per le pratiche di volontaria giurisdizione, ad esempio le eredità, dove il cittadino si presentava alla sezione mentre adesso chi non è di Livorno dovrà fare un lungo viaggio. Insomma serviva il bisturi per riformare le sedi ma è stata usata l’accetta».

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