Gioco
Soppressi i tribunali di periferia: così l’ufficio si trasferisce in chiesa
Al Palazzo di via Falcone e Borsellino gli ufficiali giudiziari sistemati tra gli affreschi del ’700. Occhio al caos cancellieri. E al civile non va meglio
LIVORNO. Chissà se Pietro Vigo, scrivendo “Il Palazzo di giustizia in Livorno e delle sue vicende”, avrebbe mai immaginato che un secolo dopo la pubblicazione della sua opera (1917, Chiappini editore), la chiesetta settecentesca affrescata al piano terra e recentemente ristrutturata, si sarebbe trasformata, alla bisogna, in un ufficio dove una decina di ufficiali giudiziari “fuori sede” mettono ordine tra avvisi di bollette mai pagate e ultimatum a morosi indietro con l’affitto (FOTO).
È questa la conseguenza più bizzarra della tanto chiacchierata riforma della Giustizia italiana che ha riscritto la geografia dei tribunali con la soppressione, solo in provincia di Livorno, di tre sedi: Portoferraio, Piombino e Cecina innescando, in particolare all’isola d’Elba, furiose proteste con sindaci e cittadini a sventolare mutande per descrivere la condizioni nella quale li avrebbe ridotti il Governo con questa scelta.
Per scoprire la nuova sede distaccata degli ufficiali giudiziari è necessario entrare nel giardino del tribunale di via Falcone e Borsellino dove fa bella mostra di sé la statua di Giuseppe Micali, costeggiare il corridoio dove sono state sistemate alcune panche ed aprire una porta in legno che si affaccia sul cortile scoprendo cartoni ancora chiusi, computer e scrivanie. Questa non è la sola incognita in sede penale della riforma che abbraccia il numero dei cancellieri e l’aumento delle udienze. Non va meglio nella sede civile dove ci sono problemi di spazio e una commissione è al lavoro per risolvere i problemi logistici.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
