Toscana
Pietro perdonagli l’anglicismo: son ragazzi...
di FEDERICO M. SARDELLI "Era l'ora!", sbuffa Pietro biascicando il mezzo toscano, "o lo vedi se se ne son rammentati?". Non è mica un compleanno qualunque, quello da 150 anni. E il più grande...
di FEDERICO M. SARDELLI
"Era l'ora!", sbuffa Pietro biascicando il mezzo toscano, "o lo vedi se se ne son rammentati?". Non è mica un compleanno qualunque, quello da 150 anni. E il più grande compositore livornese stava quasi per arrabbiarsi, fumino com'è. Casca allora in tempo questo "Mascagni Day" (mio Dio, han detto Day! Boia Day!), anche se Pietro guarda storto l'anglicismo e si rimette a giocare a scopone. Un "Day", questo mascagnano che Livorno gli consacra, ma che in realtà sono almeno due "Days", pieni di appuntamenti: concerti, conferenze, danze e altro ancora. Non li chiamerò "eventi" perché, al pari del buon Pietro, la parola mi ripugna: gli "eventi" o sono epocali o è meglio chiamarli spettacoli, appuntamenti, piacevolezze. "Evento" fu quando Mascagni fu inviato a Vienna dal Governo come rappresentante ufficiale dell'Italia nelle celebrazioni del centenario beethoveniano del 1927, o la memorabile esecuzione de Le Maschere al Teatro Goldoni nel 1931. Oggi i nostri eventi son più pallidi, non c'è che dire, e alla grandiosità supplisce il cuore. Certo, mi piacerebbe avere a Livorno un grande Festival Mascagnano che richiami pubblico da tutto il mondo, un convegno annuale di studi d'alto livello, un carnet di concerti che facciano luce sui compositori italiani dell'epoca (ditemi quale livornese ha mai ascoltato una nota di Alfredo Soffredini, il maestro di Mascagni), e via, e via. Ma intanto, Pietro caro, accetta questo "Mascagni Day" continua a dar lustro a questa città smarrita e perdonagli l'anglicismo: cosa vuoi, son ragazzi.
(Federico Sardelli è un musicista)
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