La protesta
Majidi cerca l’accordo con banche e fornitori
Per fronteggiare la crisi della sua azienda (la Daxo) e pagare anche i dipendenti l’assessore fa ricorso alla nuova normativa sulla ristrutturazione del debito
LIVORNO. Quando l’azienda che naviga in brutte acque è quella dell’assessore comunale al Lavoro, il paradosso sembra dietro l’angolo.
L’azienda si chiama Daxo ed è stata fondata nel 2004 da Darya Majidi, ex presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, da quattro anni assessore alle Politiche del lavoro del Comune. Produce software per “l’ottimizzazione e tracciabilità dei processi nei settori che spaziano dalla logistica alla meccanica, dall’energia alla nautica, dalla moda all’alimentare”. In altre parole: tecnologie all’avanguardia per soluzioni che non vengono acquistate dai consumatori finali, ma dalle aziende che producono beni e servizi.
Una realtà che fino a qualche tempo fa sembrava un fiore all’occhiello del territorio, ma che ora si trova in difficoltà a saldare i conti con i fornitoriai, con le banche e con i propri dipendenti. «Ma non siamo affatto in una condizione di concordato fallimentare, la società non è mai stata dichiarata fallita», chiarisce l’assessore e presidente Majidi smentendo voci circa una richiesta del concordato. «Siamo nella condizione – spiega – di aver depositato un ricorso prodromico alla presentazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti».
Nel dettaglio, come scrive Majidi stessa, la società «ha avviato una procedura ai sensi dell’articolo 161, comma 6, della legge fallimentare al fine di predisporre un piano di ristrutturazione aziendale ai sensi dell'articolo 182-bis», ossia un accordo stragiudiziale per risolvere la crisi dell’impresa «in forza del quale gli ex lavoratori, i fornitori e le banche saranno pagati in tempi e modi uniformi, in linea con la prosecuzione dell'attività e con l’incasso di crediti esistenti certi ed esigibili». Uno strumento innovativo, sottolinea, previsto dal Decreto Sviluppo «proprio per aiutare le imprese a superare una situazione di momentanea difficoltà finanziaria, salvaguardando la continuità aziendale e i posti di lavoro».
In pratica la società «ha deciso di non utilizzare più il mondo creditizio e di diluire nel tempo la propria esposizione». E per farlo ha utilizzato questa nuova normativa .
È chiaro, dunque, che la Daxo si trova in difficoltà finanziaria. Una difficoltà da cui cerca di uscire e di cui si parlava già da tempo. «Le referenze della società – rivendica Majidi – sono di primaria rilevanza e comprendono attori principali del Made in Italy e multinazionali leader nel proprio settore». Ma «molti di questi settori negli ultimi anni di recessione hanno diminuito se non azzerato gli investimenti in innovazione e tecnologia».
Per affrontare il nuovo contesto, nel 2011 la Daxo ha creato una nuova società specializzata in software per la sanità insieme a un partner internazionale. Ma non è bastato. «Lo scorso anno – conferma Majidi – abbiamo dovuto affrontare non solo una diminuzione del fatturato dovuta alla riduzione degli investimenti e a stralci di ordini già fatti da clienti i crisi, ma soprattutto una crisi di liquidità dovuta a pagamenti ritardati sia pubblici che privati». «Abbiamo utilizzato strumenti mai usati prima per incassare i nostri crediti – racconta – ricorrendo anche in ingiunzione di pagamento. La mancanza di liquidità purtroppo è un fenomeno a catena...». In questo contesto, scrive, «alcuni dipendenti della società si sono volontariamente allontanati: la formazione e le esperienze acquisite in Daxo di fatto rappresentano una scuola, per cui nessuno – sostiene lei – ha avuto difficoltà a trovare una nuova collocazione, non vi è stato ricorso alla cassa integrazione e tanto meno vi sono stati licenziamenti, e alcuni dipendenti e collaboratori sono confluiti in altre aziende del gruppo».
Sta di fatto che fino allo scorso anno i dipendenti diretti erano una decina, più qualche partita Iva: oggi sono tre. E qualcuno minaccia causa perché la società deve saldare Tfr e parte degli stipendi.
«Stiamo lavorando a un piano di ristrutturazione del debito – ripete Majidi – cercheremo accordi con i fornitori e sono in corso trattative con nuovi possibili investitori. L’azienda non fallirà, vogliamo restare in piedi con la testa sul territorio».
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