Il Tirreno

Livorno

Responsabilità e notti senza alcol

di Roberto Bernabò

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Venerdì 30 agosto. L'inviata del Tirreno segue la notte ad alto tasso alcolico dei minorenni. Teatro, il lungomare della Versilia. Prima i bar dove si tira tardi perché in discoteca non si può mettere piede prima di mezzanotte, poi lì dove il ballo e lo sballo vanno avanti fino alle 3, le 4. Ne esce un racconto angosciante, di ragazzi - tanti, senza generalizzare per carità - che buttano giù bibite alcoliche a ripetizione. Anche incoraggiati quasi da una politica a premi: più bevi meno paghi, annunciano le promozioni. Insomma, una politica commerciale che punta sull'alcol alla faccia delle leggi e del buon senso.

La notte del cronista è la riprova di tanta cronaca di quest’estate. Di molti casi di minorenni finiti in coma etilico, di pronti soccorso - anche questo l'abbiamo raccontato domenica scorsa - che nel weekend si trasformano in trincee per il sostegno a questi ragazzetti/e sballati da uno shortino che tira l'altro. Fatti accaduti un po' ovunque e segnati anche da un dato comune: i pochi controlli delle forze dell'ordine, la "distrazione" degli enti pubblici nell'assumere i provvedimenti del caso.

Venerdì 6 settembre. Ecco la verifica negli stessi luoghi. E in particolare sulla stessa discoteca che avevamo scelto nel nostro reportage di una settimana prima, il Baronette di Lido di Camaiore. Scelta perché una delle più frequentate dalla movida dei minorenni. Ebbene in sette giorni molto è cambiato: controlli severi sui documenti all’ingresso, e ripetuti successivamente; al bando le finte rigidità che erano invece complicità come la telefonata al cellulare di un genitore (in realtà sempre unamico) per accertare l’età dei ragazzi; e soprattutto biglietto per la consumazione diverso traminorenni e maggiorenni, così da semplificare al bar se dare omeno alcolici. Insomma, può darsi che non sia stato tutto perfettomacertounasvolta c’è stata per far rispettare il divieto d’ingresso ai minori di 16 anni e il divieto di alcol ai minori di 18 adottato come regola al di là di tante polemiche sull’interpretazione della legge. Come i supermercati, spesso beccati in fallo dalle nostre verifiche, si sono impegnati ad aumentare l’attenzione, anche qui c’è un senso di responsabilità che si è fatto largo tra gli interessi. A riprova che l’opinione pubblica ha un peso, se lo esercita. Ma i fatti dell’estate 2013 dicono qualcosa di più profondo: che c’è troppa distrazione rispetto al fenomeno macroscopico della diffusione dell’alcol dei minori. Ed è la distrazione in particolare delle istituzioni. Pochi controlli, anzi pochissimi con la scusa chemancanogli uomini –ma per fare le multe sui lungomare ci sono sempre – e poi una burocrazia lentissima nelle sanzioni, daiComunialle prefetture. Talmentelenta da far temere, mettiamola così, che qualche volta prevalga l’idea del “come si fa in stagione a chiudere un locale”. È questo atteggiamento che invece va spazzato via, che politici o alti burocrati non devono permettersi. Il fronte della fermezza verso i ragazzi non può essere abitato solo dalle famiglie. Chi ha responsabilità deve sentirle e praticarle: gli imprenditori che non possono speculare – che l’estate duri poco o tanto – sulla pelle dei giovani; le rappresentanze di categoria che devono chiedere rigore ai loro associati e non sofisticare sulle leggi; chi, soprattutto, ha il compito di vigilare deve farlo senza tentennamenti. Di tutto questo c’è poco, ma quando anche solo l’imbarazzo della segnalazione mediatica spinge a cambiare registro e provare a far decisamente meglio, beh c’è una buona ragione per sperare che qualcosa possa cambiare. Che, come in un improvvisato comizio al posto di un concerto diceva ieri il tenore Andrea Bocelli, il senso di responsabilità collettivo possa far posto al furbismo.

 

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