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Addio a Piero Frati, il chirurgo che amava la storia della città
LIVORNO. Si sono svolti domenica scorsa i funerali di Piero Frati, noto e stimato chirurgo livornese, spentosi all’età di 87 anni. Frati era un livornese autentico, dalla punta dei piedi a quella...
LIVORNO. Si sono svolti domenica scorsa i funerali di Piero Frati, noto e stimato chirurgo livornese, spentosi all’età di 87 anni.
Frati era un livornese autentico, dalla punta dei piedi a quella dei capelli, come uomo e come medico. Per i tantissimi livornesi che lo hanno conosciuto, questa è la sintesi per descriverlo. Come lo ha definito il presidente dell’Ordine dei medici, Eliano Mariotti – che tra l’altro lo ha avuto quale insegnante nel tirocinio pratico ospedaliero – «era una persona schietta, innovativa, estroversa e profondamente attaccata alle proprie origini, tanto da rimanere iscritto all’Ordine fino all’ultimo giorno».
Era nato in città il 13 dicembre 1926. S’era laureato all’Università di Pisa il 20 marzo 1953 e poi specializzato all’ateneo di Torino il 20 luglio 1962 in chirurgia plastica. Nello stesso anno si iscrisse alla società italiana di chirurgia. Impegnatosi poi nel settore della chirurgia generale, è stato per molti anni prezioso e valido collaboratore del professor Spinelli in ospedale. Incarico che in seguito lasciò per dedicarsi alla libera professione.
Frati rimane autore di oltre 40 significative pubblicazioni scientifiche. Amava la bellezza e la purezza dell’arte, di cui aveva avuto un grande esempio in famiglia, come lo scultore Osvaldo Peruzzi, suo suocero.
Una passione che lo portò a frequentare il Cenacolo di Valle Benedetta (dove domenica, fra l’altro, è stato ricordato), fin dall’epoca del fondatore, Piero Monteverdi.
Ma Frati, inseritissimo nella società livornese, è stato protagonista per anni dell’attività del Rotary Club, ricoprendo importanti incarichi. Toccante è il ricordo del past-president Giovanni Silvi: «Piero si è dimostrato senza dubbio uomo sensibile e di profonda cultura, grande esperto della storia di Livorno. Applaudite ed indimenticabili le conferenze tenute lo scorso anno sul colera a Livorno, sul poeta Shelley a Livorno, oltre ad una memorabile su Napoleone. Era talmente preciso ed immedesimato nella parte di narratore, che quando lo ascoltavamo sembrava diretto testimone di quegli avvenimenti».
Gian Ugo Berti
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