Il Tirreno

Livorno

«Sì, le false teste meritano una mostra»

di Alice Barontini
«Sì, le false teste meritano una mostra»

Esperti d’accordo con la decisione del Comune: «Operazione di marketing e cultura». E bocciano la casa natale come sede

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LIVORNO. Nell'agosto 2009, quando era Sindaco di Salemi, fu Vittorio Sgarbi a lanciare l'idea. Se il sindaco di Livorno non le vuole, disse alle agenzie stampa, le dia a me per una mostra provocatoria da allestire nel museo di arte contemporanea della città. «Esporrei le tre teste attorniate dai giudizi dei critici che allora le avevano scambiate per veri Modigliani».

Lo scorso anno durante una mostra alla Galleria Peccolo anche Achille Bonito Oliva, personalmente intervistato, si è pronunciato: «Io? Le ributterei nel fosso con una sorta di rito collettivo che vedrebbe alcuni degli autori (l'artista Angelo Froglia è ormai scomparso) nelle parti di madrine». Quel che è certo è che queste teste non lasciano indifferenti e sono in tanti gli addetti ai lavori propensi ad esporle. E che ora giudicano positivamente la decisione dell’amministrazione comunale, anticipata nell’edizione di ieri del Tirreno, di dedicare proprio alle false teste una mostra permanente. Francesco Bonami, direttore della 50º biennale di Venezia, direttore artistico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, di Enel Contemporanea e della Fondazione Pitti Immagine Discovery a Firenze e protagonista con Alessandro Cattelan del programma “Potevo Farlo Anch’io” su SkyArte spiega: «Esporle solo per rispolverare la beffa mi pare troppo, sarebbe come mettere del vino sfuso in una bottiglia di champagne per fare uno scherzo a un sommelier. Interessante invece sarebbe fare un discorso più ampio».

«Queste pietre - aggiunge Bonami - fanno riflettere sull'usanza di alcuni critici di auto-attribuirsi capacità troppo grandi nel riconoscere un'opera, specie se moderna o contemporanea. Si può davvero riconoscere un Taglio di Fontana da un non Fontana? Ma interessante è anche il fatto che, con pochissimi soldi, gli ex ragazzi universitari e l'artista Froglia sono riusciti a mettere a nudo il meccanismo malsano con cui vengono intraprese lunghe e costose operazioni alla ricerca di misteri che magari non esistono neanche, spesso a discapito delle casse pubbliche. In questo senso mi viene in mente, per esempio, quello che sta succedendo a Firenze con la ricerca delle ossa della Monna Lisa». Ora il dibattito che si è aperto a Livorno è sulla collocazione delle teste: il Comune pare orientato ad esperle in una delle due Fortezze. Francesco Bonami pare condividere questa ipotesi. Anche se il suo suggerimento è un altro. "Né un museo di arte contemporanea né la casa natale di Amedeo Modigliani - afferma l’esperto - Si creerebbe confusione e potrebbe passare l'idea semplicistica che chiunque può fare un Modigliani mentre, invece, la questione è più complessa. È vero, tutti possono fare un taglio di Fontana ma il fatto è che il primo ad averlo fatto è stato Fontana! Interessante invece potrebbe essere, per esempio, la soluzione di collocare le teste in un'accademia o in una scuola d'arte cittadina perché sarebbe un monito contro il dare giudizi troppo affrettati e un ricordare ai ragazzi che, nell'arte contemporanea, serve non solo la tecnica ma anche l'idea geniale". A Bonami poi chiediamo se è davvero corretto indicare le teste come "falsi". «In effetti - risponde - non si tratta di falsi, tecnicamente dovremmo parlare di copie. False sono le opere firmate con il nome dell'artista al fine di farle passare per originali. Qui, in realtà, sono stati i critici ad attribuirle a Modigliani».

Anche Maurizio Vanni, direttore del Lu.C.C.A. Museum, è propenso ad esporre le teste e condivide quanto dichiarato al Tirreno dall’assessore comunale Mario Tredici. «Da un punto di vista didattico e di marketing non c'è dubbio - afferma - Se si pensa alla didattica quelle sculture sono un monito alla soggettività e precarietà del giudizio sull'arte moderna e contemporanea. Nell'inganno non caddero critici alle prime armi ma maestri sacri. Della serie: sorridiamo e riflettiamo. Sarebbe bello affiancarle a una scultura vera di Modigliani e creare attorno ad esse una serie di forum, dibattiti, incontri, approfondimenti...A livello di marketing inoltre l'operazione aiuterebbe a far scrivere su Livorno, attirando curiosi. Per esporle cercherei un luogo pubblico importante della città ma farei attenzione a non creare fraintendimenti, mischiando l'accaduto a un piano artistico».

Sulla stessa linea Francesca Velani, direttore di LuBeC, megaconvegno rivolto alle pubbliche amministrazioni che punta i riflettori sul rapporto tra cultura, tecnologia e turismo: "Si tratterebbe di un'operazione di marketing che, se ben veicolata, potrebbe innescare un dibattito culturale da promuovere fin da ora sui social network. Certo, sarebbe il caso che Livorno, in vista del 130º anniversario dalla nascita di Modigliani, pensasse a un omaggio doveroso. Anche solo con poche opere autentiche sarebbe possibile creare una mostra in chiave contemporanea che, utilizzando le nuove tecnologie, potrebbe spiegare il rapporto tra città e artista». Eccezion fatta per il bel ritratto firmato Alessandro Bulgini alla Stazione di Livorno, un busto a Villa Fabbricotti, la Casa Natale e piccoli altri tributi di privati in città su Modì si trova davvero troppo poco.

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