Il Tirreno

Livorno

l’aggressione mercoledÌ all’ora dell’aperitivo al bar la vela

Massacra l’ex davanti alla figlia poi scappa con la bimba di 2 anni

Massacra l’ex davanti alla figlia poi scappa con la bimba di 2 anni

LIVORNO. Due grossi cerotti sul volto nascondono i segni di una violenza recente. Uno è sulla guancia destra, letteralmente aperta da un pugno in faccia che ha costretto i medici del pronto soccorso...

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LIVORNO. Due grossi cerotti sul volto nascondono i segni di una violenza recente. Uno è sulla guancia destra, letteralmente aperta da un pugno in faccia che ha costretto i medici del pronto soccorso a darle dieci punti di sutura e che la lascerà sfregiata per tutta la vita. L’altro è sull’orecchio sinistro, dove una manata le ha strappato gli orecchini sradicandole il lobo, che gli stessi medici le hanno ricucito alla testa con altri dieci punti.

Ma le cicatrici più grosse sono negli occhi di questa ragazza livornese di 28 anni colpevole di essersi innamorata qualche anno fa dell’uomo sbagliato: perché dopo averla massacrata di botte, lui se n’è scappato con la figlia di due anni che hanno in comune. E per tre giorni è sparito nel nulla.

I carabinieri l’hanno rintracciato sabato telefonicamente. Hanno provato a tranquillizzare la donna: la bambina sta bene, il suo ex ci ha garantito che tornerà nelle prossime ore.

Ma lei non sa darci pace. Vuole riabbracciare la piccola, vuole sapere dov’è. E chiede «che un giudice intervenga, che il tribunale dei minori prenda in esame questo fascicolo, che polizia e carabinieri a cui ha denunciato le violenze accertino i fatti», non capisce «perché i carabinieri e i vigili urbani che sono intervenuti al termine dell’aggressione anziché fermare l’uomo, interrogarlo, capire qualcosa di più della dinamica, gli abbiano affidato la bimba e l’abbiano lasciato andar via».

E’ successo tutto la scorsa settimana. «Anche se - racconta la donna, di cui il Tirreno ha deciso di mantenere riservata l’identità - il mio ex mi aveva già picchiato diverse volte. E oltre a me aveva picchiato mio padre e il mio nuovo fidanzato, ma per paura non l’avevamo mai denunciato».

Paradossalmente è successo tutto alla luce del sole, in uno dei luoghi più frequentati dell’aperitivo. Davanti a testimoni. Con un’ambulanza arrivata sul posto, carabinieri e vigili urbani che hanno raccolto testimonianze, un’altra denuncia presentata alla polizia il giorno dopo, il referto del pronto soccorso che parla chiaro. «Nonostante questo mi dicono che è tutto regolare, che lui può sparire con nostra figlia dopo avermi massacrata di botte, che non posso farci niente finché un giudice non interverrà e disporrà diversamente», si dispera la ragazza.

La ricostruzione dei fatti che la donna ha fatto a carabinieri e polizia è chiara. E’ di parte, certo, «ma c’è una serie di fatti che lasciano pochi dubbi - sottolinea lei -: i pugni, i calci, gli schiaffi che mi ha dato davanti a testimoni, nostra figlia che è sparita, il cellulare di lui spento per tre giorni, la sua fedina penale ben nota alle forze dell’ordine».

Il dramma si svolge mercoledì 4 settembre, all’ora dell’aperitivo, sul viale Italia, prima dentro il bar la Vela poi all’esterno.

«Quel giorno avevo da sbrigare delle pratiche e avevo chiesto al mio ex compagno se poteva stare con la bambina», racconta la 28enne. Lui si dice disponibile e i due si danno appuntamento alla sera per la riconsegna della piccola alla madre. Alle 20 in punto l’uomo si presenta, insieme alla sua nuova compagna e alla piccola. Che corre subito tra le mani della mamma. I due ex si salutano e l’incontro sembra terminato lì. Sennonché la piccola vuole tornare a salutare il papà. Così la mamma la porta all’interno del locale. Lì la tensione sale. I due genitori litigano e ad un certo punto interviene anche la nuova compagna del padre. «Ha iniziato a sfottermi e mi ha dato una spinta», racconta la ragazza. «Io ho replicato con un’altra spinta e a quel punto il mio ex mi ha dato un pugno in faccia».

L’aggressione va in onda davanti alla piccola e ad una serie di persone che si trovavano nel bar. Ma la tragedia è solo all’inizio. «Mia figlia ha iniziato a piangere disperata, chiedendo di venirmi in braccio e così, affranta e dolorante, ho cercato di avvicinarmi alla nuova compagna del mio ex, ma lui non contento mi ha afferrato per la testa e nel prendermi mi ha strappato gli orecchini sradicandomi il lobo, poi mi ha sferrato una pedata alla costola destra. Sono caduta a terra sbattendo la testa sui sassi che sono posizionati alla porta d’ingresso del locale, mentre il mio ex compagno scappava con in braccio la bambina, che terrorizzata continuava a piangere e cercarmi».

La sequenza sembra tratta da un film da bollino rosso e invece è tutto vero. «Ho iniziato a correre verso il mio ex per raggiungere la bambina, ma la sua nuova compagna mi ha fermato afferrandomi per i capelli. Le ho chiesto di lasciarmi, ma lei non mollava. Per difendermi le ho dato un morso al braccio. Sono intervenuti anche alcuni passanti e a quel punto la donna finalmente mi ha lasciato. Io ho preso subito il telefonino e ho chiamato il 112 per chiedere aiuto. Intanto la piccola, in braccio al mio ex, continuava a piangere, mentre lui mi minacciava: non finisce qui, ti levo la bimba».

Qualcuno nel frattempo aveva fermato una pattuglia di vigili urbani che stava passando dal viale Italia e poco dopo sopraggiungeva anche un’ambulanza e a ruota la gazzella dei carabinieri. «Mi hanno identificato e sanguinante in volto ho spiegato ai militari che cosa era accaduto - racconta ancora la ragazza -. Subito dopo ho chiamato mio padre dicendogli di venire a prendere la bambina, visto che mi avrebbero portato al pronto soccorso. Anche perché gli accordi tra me e il mio ex sottoscritti davanti all’assistente sociale dicono che la bimba deve pernottare da me e trascorrere i pomeriggi del martedì e giovedì da lui. E invece quando all’una di notte sono uscita dall’ospedale ho saputo che i carabinieri avevano deciso di affidare mia figlia al padre anziché al nonno. Da quel momento non l’ho più vista e non so dov’è. Sabato i carabinieri sono riusciti a mettersi in contatto con lui telefonicamente, dopo tre giorni di telefono muto. Ma non è ancora tornato, la bimba è sparita. E mi dicono che è tutto regolare».

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di Redazione web