Toscana
«Analisi sulla ciste per sapere la verità»
Cristina Maffei dopo il ritrovamento del “corpo estraneo” nella pancia: per ora nessuna denuncia
LIVORNO. «L’altro giorno sono andata a ritirare all’ospedale di Cisanello i reperti che riguardano il corpo estraneo che mi hanno tolto nel luglio scorso durante l’operazione che mi ha salvata dopo due anni di inferno. Adesso sto cercando un esperto che li possa analizzare per dirmi che cosa sia questo corpo estraneo: un filo di garza, un pelo, o chissà che altro. Una cosa è certa che no mi fermerò e quando mi diranno che cosa avevo in pancia allora deciderò se fare denuncia oppure no».
Cristina Maffei, 53 anni, guardia giurata, tiene in mano una busta, dentro potrebbero esserci tutte le risposte ai suoi dubbi e all’odissea che ha vissuto negli ultimi due anni, da quando è stata operata una prima volta per una ciste ovarica all’ospedale Santa Chiara di Pisa.
In quella occasione l’intervento non venne completato per un problema di infezione, l’addome della signora venne richiuso ma il problema non fu risolto. Anzi.
Per due anni Cristina ha convissuto con continue febbri che cercava di abbassare con cicli di antibiotici. Una vita a metà finita due mesi fa quando un chirurgo dell’ospedale di Cisanello ha accettato di operarla. Durante l’intervento oltre alla ciste le sono state asportate anche tutte quelle parti che avrebbero potuto crearle problemi in futuro. Da quel giorno la sua vita è cambiata in meglio: la febbre è scomparsa e i cicli di antibiotici sono finiti.
Il dubbio di essere stata vittima di un errore durante la prima operazione le è venuto quando ha letto il referto istologico nel quale si faceva riferimento ad un “corpo estraneo” che avrebbe infiammato la ciste.
«Ripeto - dice - ho preso questi campioni e voglio che vengano analizzati. Mi hanno detto che non è una cosa facile perché a distanza di anni serve un lavoro lungo per vedere la natura del corpo estraneo. In questi giorni ho bussato a molte porte ma e si sono chiuse perché o mancavano le strumentazioni oppure c’era una sorta di conflitto di interessi».
In ogni caso - conclude - «non ho ancora fatto alcuna denuncia nei confronti del Santa Chiara di Pisa, prima di fare qualsiasi mossa voglio avere la certezza di quello che ha innescato l’infiammazione».
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