Sicurezza
La strage delle piccole imprese
Dal 2007 sono morte più di 2mila ditte, nell’ultimo anno 428 chiuse e 235 in fallimento o liquidazione
LIVORNO. Basta mettere in fila i numeri del dossier del Centro studi della Camera di commercio per sentire il febbrone da cavallo che sfibra l’edilizia: negli ultimi dodici mesi “fotografati” si contano 235 imprese con procedura di fallimento o scioglimento/liquidazione, 428 che hanno chiuso definitivamente i battenti, 136 imprese attive in meno. Di più: già nel primo trimestre di quest’anno la galassia di ditte esistente nella nostra provincia ha 79 ditte in meno. E non è tutto: «Se, come si pensa, il periodo di picco negativo per le imprese corrisponderà con l’avvio di Imu e Tares, significa che il peggio deve ancora venire».
Vogliamo guardare a ritroso negli anni? A parte le 134 che l’hanno fatto nella prima metà di quest’anno, nel settore costruzioni hanno tirato giù la saracinesca una volta per sempre 428 aziende nel 2012, 399 nel 2011, 349 nel 2010, 350 nel 2009, 342 nel 2008, 375 nel 2007. Come dire: le imprese “morte” negli ultimi sei anni rappresentano più di metà delle oltre 4mila esistenti nella nostra provincia (anche se va detto che nel frattempo ne sono venute alla luce 1991).
È come se la “macchina” produttiva girasse a marce basse: solo una ditta su 30 dice di aver «manutenuto un alto livello di attività durante tutto l’anno», più del 60% invece dice di aver marciato grossomodo alla metà della capacità produttiva. Lo dice il numero delle ore lavorate (meno 12%), quasi due aziende su tre raccontano di averle diminuite.
Nella newsletter dell’istituto di ricerca dell’ente camerale – direttore Renzo Pratesi, responsabile operativo Silvia Piccini – salta agli occhi quanto l’imprenditoria edile si senta strangolata dai guai di sempre, ma ancor di più qui a Livorno.
La lingua batte dove il rapporto con le banche duole: la quasi totalità degli operatori (87,6%) lamenta la richiesta di maggiori garanzie. Si bussa alla banca solo quando non se ne può proprio fare a meno. La riprova? L’82% delle imprese edili livornesi – dice il centro studi Cciaa – nel 2012 ha girato alla larga dagli istituti di credito. E chi invece vi si è rivolto l’ha fatto solo e soltanto per inventarsi qualcosa per galleggiare (esigenze correnti e finanziamento del circolante), in un caso su 9 per ristrutturare il debito. Prestiti per gli investimenti produttivi e il rafforzamento della struttura aziendale? A Livorno e provincia in neanche il 20% dei casi: ma si sfiora il 24% fra gli artigiani, e comunque siamo sembre ben al di sopra degli standard delle altre città toscane.
«Il sistema bancario – dice il Centro studi – ha alzatol’asticella sul livello di rischiosità del settore chiedendo maggiori garanzie, rifiutando il credito o alzando i tassi e, così facendo, ha tolto ossigeno alle molte imprese già in difficoltà».
E le aspettative verso l’orizzonte? Gli imprenditori livornesi vedono più nero di quelli delle altre città toscane (ribaltando un po’ l’andamento dell’anno scorso): nel 2012 il giro d’affari è calato bruscamente a Livorno (meno 11%) ma in Toscana era andata pure peggio (meno 13,8%, sforando addirittura il 16% fra gli artigiani). Ma per quest’anno praticamente la metà delle ditte edili labroniche (48,1%) pronostica di diminuirlo, e nelle piccole realtà artigianali si schizza perfino oltre il 53%. E una società su 30 non ha un solo ordinativo in portafoglio.
Peggio ancora gli investimenti in calendario: a Livorno grossomodo la metà degli operatori prevede di tagliarli, è il doppio rispetto a quel che avviene nel resto della regione.
Spunta una sorpresa: è vero che una impresa su 9 pensa di diminuire gli addetti ma l’84% dice che conserverà gli stessi posti di lavoro. Anzi, il paradosso è guardando alle imprese ottimiste: il 5% delle ditte dice che accrescerà gli organici. Quasi cinque volte di più che nel resto della Toscana. C’è di che sorridere? Sì, ma tenendo presente che abbiamo alle spalle un 2012 che è stato un lungo inverno dal punto di vista dell’occupazione in edilizia: nelle altre zone toscane era calata meno dell’un per cento, a Livorno più del doppio. E nelle piccole ditte artigiane addirittura giù in picchiata del 7% e passa.
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