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Livorno

L’autista: «Per noi a bordo ogni giorno è una guerra»

L’autista: «Per noi a bordo ogni giorno è una guerra»

Ha fatto il massaggio cardiaco all’anziano in attesa del medico «Appena mi hanno avvisato mi sono fermato e ho cercato di fare il possibile»

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LIVORNO. Prima ha cercato di salvare Ennio Moriani mettendo in pratica le nozioni di primo soccorso imparate tre anni fa ad un corso in ospedale: lo ha sdraiato sul pavimento del pullman e ha iniziato a praticare sull’anziano il massaggio cardiaco. Poi, quando anche i tentativi dei rianimatori si sono rivelati inutili, è andato ad abbracciare la moglie della vittima, seduta lungo il marciapiede del viale Italia in attesa della buona notizia che non è mai arrivata.

Giovanni, 42 anni, non vuole passare da (quasi) eroe. «Anzi - dice - sul giornale non mettete il mio cognome, ho solo fatto quello che tecnicamente mi è stato insegnato. Quando ho fermato l’autobus ho chiamato subito il 118: erano le 8,20. Poi sono andato nella parte posteriore e ho visto quel signore appoggiato al sedile: mi sono reso subito conto che era in arresto cardiaco. Ho cercato di vedere se le vie respiratorie erano libere e con l’aiuto di alcuni passeggeri lo abbiamo sdraiato sul pavimento e ho iniziato a fargli il massaggio cardiaco. Ho continuato fino a quando non è arrivata un’ambulanza che passava dal viale Italia e dopo pochi minuti è arrivata anche quella dell’Svs con il medico a bordo».

Della lite avvenuta pochi minuti prima a bordo dell’autobus e che potrebbe aver innescato l’arresto cardiaco il conducente ha visto bene poco.

«Eravamo in piazza della Repubblica quando è salito il controllore, ha chiesto il biglietto e un passeggero non ce l’aveva. Di casi come questo ne succedono a decine ogni giorno. Stavolta però il portoghese era particolarmente prepotente: voleva fare come gli pareva. Così il collega si è trovato a gestire una situazione complicata. Sul pullman si sono tutti agitati, il signore come mi ha raccontato la moglie, era una persona sanguigna, che quando vedeva certi comportamenti non restava in silenzio e ha voluto dire la sua a chi stava facendo il prepotente».

L’insistenza del controllore e del pensionato, in qualche modo, deve avere convinto il furbo a desistere. «In piazza Grande me lo sono visto apparire davanti e mi ha chiesto di fare il biglietto, dopodiché è sceso e noi abbiamo proseguito con il percorso prestabilito».

Giovanni da 15 anni guida i pullman e scene come quella di ieri mattina sono all’ordine del giorno.

«Purtroppo - prosegue - la guerra contro i “portoghesi” è come combattere con i mulini a vento, soprattutto perché i colleghi che devono controllare hanno le armi spuntate. Dopo aver trovato un passeggero senza biglietto chiedono il documento, ma se questo si rifiuta devono chiamare la polizia se vogliono fare qualcosa, altrimenti ti possono dare un nome falso e cavarsela. Altri invece scappano oppure pagano dopo. E poi ci sono tutti quelli che non vengono fermati. Ecco perché servirebbe una volontà politica per bloccare questo sistema. Il principio da cui partire è che il controllo deve partire quando i passeggeri sono a terra, magari usando tornelli o sbarre. Se salgono la partita è già persa».

Federico Lazzotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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