Il Tirreno

Livorno

L’addio all’Arma del colonnello Tunzi «Livorno reagisci»

di Federico Lazzotti
L’addio all’Arma del colonnello Tunzi «Livorno reagisci»

Dopo 40 anni l’ufficiale ha raggiunto l’età per il congedo «Adoro la goliardia della città, ma siete allergici alle regole»

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LIVORNO. La prima volta che Michele Tunzi ha messo piede a Livorno non l’ha dimenticata: «Era l’alba del 7 novembre 1973, venivo dalla scuola ufficiali di Roma, e dopo mezzora in attesa di un autobus davanti alla stazione pensai che questo non era il posto per me. Invece quarant’anni dopo eccomi qua. Qui ho conosciuto mia moglie Marzia, farmacista triestina, ho cresciuto i miei figli e non vedo l’ora che sia il primo giorno di scuola per accompagnare mia nipote a scuola. Che cosa mi ha fatto innamorare di questa città? La schiettezza e la goliardia della gente. Purtroppo però ci sono anche i difetti, come il mancato coinvolgimento nelle attività che potrebbero migliorare la città perché non si capisce mai chi le debba fare. E poi quando c'è da beneficiare di qualsiasi cosa il livornese c’è, mentre quando è richiesto il sacrificio riesce sempre a svicolare».

È un ritratto appassionato quello che il colonnello fa della città nel giorno del suo addio all’Arma. Per celebrare questo signore pugliese in divisa è arrivato da Firenze anche il generale Alberto Mosca che comanda la Legione Toscana.

«Per i carabinieri di Livorno - dice parlando di Tunzi - si tratta di una pietra miliare. Negli ultimi 10 anni è stato a capo dell’ufficio comando facendo convivere realtà diverse come la seconda Brigata, il Reggimento Tuscania e il Comando provinciale. L’Arma - conclude - perde un pezzo importante, un ufficiale di valore professionale e umano. Per rifarne uno così servirà del tempo».

Davanti alla bandiera di guerra del Tuscania di cui Tunzi è stato primo alfiere, il colonnello ripercorre la sua storia professionale: dalle unita speciali ai reparti di ordine pubblico, arricchita dalle missioni all’estero: in Libano alla fine degli anni Settanta e in Bosnia Erzegovina durante la stabilizzazione.

«Nell’esperienza labronica ho cercato di utilizzare al meglio le risorse a disposizione. A chi verrà dopo di me auguro di assicurare alla cittadinanza la giusta serenità per garantire di vivere al meglio in momento difficile come questo».

Guardando indietro, invece, tra le inchieste che ha condotto, ce n’è una che non ha dimenticato, quella dell’omicidio di Annalisa Vincentini. «È stato un lavoro lungo che ci ha portato fino all’arresto del biondino». Cose passate. Michele Tunzi da questa mattina lascia la divisa, continuerà a giocare a tennis e fumare le sue amate sigarette magari mentre con il cane accompagna a scuola la nipotina.

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