Il Tirreno

Livorno

«L’Asl mi ha negato il risarcimento»

di Federico Lazzotti
«L’Asl mi ha negato il risarcimento»

Cristina Maffei nel 2011 non venne ricoverata al pronto soccorso. Poi l’odissea finita con il ritrovamento del corpo estraneo

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LIVORNO. «La presente per comunicarle che la trattativa con l’Asl 6 non ha sortito esito positivo».

Inizia così la lettera con la quale l’agenzia infortunistica alla quale si era rivolta Cristina Maffei, 53 anni, gli ultimi due passati tra una febbre e l’altra forse per colpa di un «corpo estraneo» lasciatole nella pancia, comunica alla donna che l’accordo extragiudiziale con l’Azienda è saltato.

«Rimaniamo in attesa di una sua decisione per il proseguo della pratica in oggetto. Le ricordiamo che il sinistro cadrà in prescrizione il 29 luglio 2017 e che se non verrà interrotta, dopo tale data non avrà più diritto ad alcuno indennizzo».

La richiesta di risarcimento della donna si basava sul presunto mancato ricovero avvenuto nell’estate 2011 quando si presentò al pronto soccorso di Livorno con «la febbre alta e forti dolori addominali».

«Se mi avessero ricoverata in quella occasione - ricorda - e fossi stata trasferita in ginecologia avrebbero visto la ciste ovarica infiammata e l’avrebbero tolta subito. Invece quel giorno mi rimandarono a casa ed è iniziato il mio calvario».

Un paio di settimane dopo il ritorno a casa i dolori aumentarono, così la donna andò prima a Pisa, poi a Cecina, fino a quando non venne operata il 24 agosto 2011 al Santa Chiara.

Un intervento durante il quale il chirurgo non asportò la ciste ovarica perché da questa - come si legge nella relazione - «fuoriesce del pus franco ed è impossibile concludere l’operazione».

Secondo la donna, è durante le operazioni di pulizia dal liquido che l’équipe avrebbe lasciato quel «corpo estraneo» trovato e refertato nel luglio scorso a distanza di due anni e che le avrebbe provocato un’infinità di complicazioni.

Proprio intorno a ciò che il chirurgo le ha asportato dalla pancia nell’ultimo intervento si è aperto un caso.

Dall’Azienda ospedaliero universitaria pisana escludono che si tratti di una garza mentre la cinquantatreenne ripete che «non credo certo di avere una garza intera ma almeno i fili, quelli sì».

Ieri mattina, proprio per chiarire i dubbi e le perplessità sulla natura del «corpo estraneo», Cristina Maffei si è presentata all’ospedale Cisanello di Pisa per ritirare i reperti e consegnarli al consulente per analizzarli. È sui risultati di laboratorio che si giocherà il futuro della battaglia legale che la donna ha intenzione di imbastire nei confronti della Sanità.

Infatti se arrivasse la conferma che all’interno della sua pancia per due anni fosse rimasto anche un solo filo di garza, la donna si presenterebbe in Procura per fare un esposto.

Intanto da un dossier dell’Ania (Associazione nazionale tra le imprese assicuratrici) si scopre che, per esempio, la pinza dimenticata nell’addome del malato ricoverato non è uno stereotipo della malasanità ma è un errore che viene ancora commesso negli ospedali italiani. Oltre l’8% delle segnalazioni di “eventi avversi” inviate dalle Regioni al ministero (sono stati 30mila nel 2011) riguarda proprio il caso di «strumento o altro materiale lasciato nel sito chirurgico».

Per evitarlo - è la regola in sala - bisogna che medici e infermieri contino le garze e i bisturi prima e dopo l' intervento, per essere sicuri che non manchi niente. Altrimenti il paziente rischia danni seri e l'ospedale una richiesta di danni milionaria.

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