Il Tirreno

Livorno

«Mi batterò per una banca con forti radici toscane»

di Mario Lancisi
«Mi batterò per una banca con forti radici toscane»

Mps: la sfida della Mansi per rilanciare i legami tra l’economia regionale e l’istituto senese. «Tra credito e impresa è il momento del dialogo»

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FIRENZE. «Il futuro della Fondazione Mps? Sarà ancora quello di protagonista dello sviluppo economico, sociale e culturale della Toscana. Le radici territoriali sono state la sua forza in passato, e devono continuare ad esserlo». È quanto sostiene Antonella Mansi, 39 anni (è nata, quasi un segno del destino, a Siena), neo presidente della Fondazione Mps, dirigente della Nuova Solmine di Scarlino e vicepresidente nazionale di Confindustria .

Una donna e una under 40 al timone di una fondazione bancaria che controlla il terzo gruppo bancario d’Italia. Un segno della rottamazione renziana?

«Preferisco parlare di discontinuità. E spero che fra qualche anno smetteremo di misurare le nomine in base all’età anagrafica o al genere dei nominati».

A proposito di Renzi. Il sindaco di Siena, un renziano, aveva in testa un altro candidato.

«La mia non è una nomina politica. Si è voluto seguire altri criteri».

Cosa ha in comune con Renzi?

«Lui ha un anno meno di me, siamo praticamente coetanei, ed anche se abbiamo fatto percorsi di vita diversi, il fatto di appartenere alla stessa generazione favorisce la simpatia e una certa comunanza di vedute. Dopodiché ognuno ha le sue idee. E quelle di Renzi alcune le condivido, altre meno».

Meglio Letta o il sindaco di Firenze?

«Non ho simpatie per il gioco della torre. Aspetto che l’Italia sia governata privilegiando di più le tre idee care a Confindustria; le stesse che troviamo anche nel recente accordo per la crescita firmato coi sindacati: più manifatturiero, più lavoro e quindi più benessere».

A proposito di Confindustria lei conserverà il suo incarico nazionale?

«Quell’incarico non è un lavoro, dove ogni giorno si timbra il cartellino. Gli impegni non mi spaventano; continuerò a fare quello che faccio ora, sia in azienda che in Confindustria»

La si dà come candidata al dopo Squinzi alla guida di Confindustria.

«L’attuale presidenza è in carica solo da un anno; candidarsi oggi è inopportuno e comunque prematuro. Continuerò a collaborare con Squinzi, che stimo molto sia come presidente, sia come imprenditore».

Da industriale va a guidare una fondazione bancaria. Lei in passato non è stata molto tenera con le banche.

«Chiedevo loro di non far mancare ossigeno alle imprese in un momento di grave crisi economica».
 

Ora tocca a lei raccogliere questo invito.

«Intanto mi preme chiarire che sono presidente della Fondazione e non della banca Mps. Detto questo, resto dell’avviso che il sistema bancario sia uno dei motori principali della ripresa».

Come? Intendo dire, da imprenditrice vuole portare qualche proposta nuova?

«Mi faccia prima insediare. Dopodiché potrò essere più precisa e propositiva. Oggi mi limito ad osservare che banche e imprese devono collaborare di più. E si collabora solo se si dialoga. Banche e imprese non sono su sponde diverse, ma devono saper navigare nella stessa direzione, quella dello sviluppo del Paese. Ne trarranno entrambe più benefici».

E il Paese? Potrà superare la crisi?

«Io sono fiduciosa perché vedo in giro una grande voglia di riscatto e i fondamentali dell'Italia sono buoni. Ci vorrebbe, forse, più capacità di perseguire obiettivi comuni, anziché rinchiudersi ognuno nei propri orticelli».

C'è chi sostiene che l'Italia è al tramonto.

«A 39 anni non mi posso rassegnare all’idea che il mio Paese non condivida le mie speranze e la mia voglia di crescere e di tornare a produrre sviluppo e benessere».

La Fondazione Mps che rapporti avrà con la Toscana?

«Gli stessi del passato, nel senso che l’impegno sarà quello di contribuire a promuovere e far crescere le energie migliori presenti nella nostra regione. Dopo la burrasca di questi anni, il Mps deve tornare ad essere l’anima dell’economia toscana».

Da presidente di Confindustria lei è stata critica contro la Toscana degli ambientalisti in cachemire.

«Continuerò a esserlo perché è con le imprese che si produce ricchezza e lavoro. Io amo questa regione, ma chiedo una regione bella per intraprendere, dove i toscani possano realizzare i loro progetti di vita, non un territorio-museo, altrimenti è rendita».

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