Il Tirreno

Livorno

Addio Loris tra lacrime e rabbia «Rotatoria scelta inopportuna»

di Federico Lazzotti

Nella chiesa dei Salesiani un migliaio di persone ai funerali del ventottenne morto all’alba di sabato Don Gino Berto durante l’omelia: amava la vita, la sua fiaccola di luce adesso dovete portarla voi

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LIVORNO. Mamma Giulietta è seduta in prima fila, si copre gli occhi e quando li riapre vorrebbe non vedere quei due agenti della polizia penitenziaria in alta uniforme che fanno la guardia al feretro di suo figlio Loris; vorrebbe non sentire l’odore di incenso che riempie la chiesa e preferirebbe non ascoltare i singhiozzi degli amici seduti dietro di lei. Che bello sarebbe se tutto questo dolore fosse solo un brutto sogno iniziato all’alba di venerdì quando il telefono di casa Roppolo ha suonato.

Anche Don Gino Berto fa fatica a trovare le parole giuste per dare conforto a tutti gli occhi che lo guardano in cerca di risposte: «In momenti come questo la parola è inadeguata - dice per iniziare - Ma vogliamo riempire questo silenzio con qualche parola per cercare di colmare il vuoto che sentiamo».

In mezzo al dolore si fa strada anche la rabbia, si moltiplicano i se che vorrebbero modificare il corso degli eventi e soprattutto la corsa dello scooter sul quale Loris Michele Roppolo, 28 anni agente della penitenziaria in servizio a Sollicciano, stava tornando a casa dopo una serata passata con gli amici al bagno Pia di Marina di Pisa.

C’è quella maledetta rotatoria a cui tutti danno la colpa, perché se è vero che Loris viaggiava ad una velocità sostenuta - come hanno potuto verificare gli agenti della municipale - è anche vero che i dubbi restano. E nemmeno la Procura riuscirà a dare delle risposte, perché il magistrato ha deciso di non eseguire l’autopsia sul corpo del ventottenne, ma solo una perizia sullo scooter sul quale viaggiava, mentre nell’indagine non entrerà la nuova viabilità del viale Nazario Sauro. «Con l’incidente non c’entra», spiegano dalla Procura.

Il vuoto che il parroco cerca di colmare sta nelle domande che ognuno si fa quando un ragazzo perde la vita, perché «davanti a questi 28 anni di vita una persona si chiede dov’è il dono di Dio. Così la nostra ragione di ferma davanti alla morte».

Lo stesso parroco definisce «improvvida», dunque inopportuna, la scelta di costruire quella rotatoria contro la quale «una vita è stata stroncata in un istante».

Sono due domande che ripete Don Gino durante un’appassionata omelia nella quale ha ricordato Loris e i suoi anni trascorsi all’oratorio dei Salesiani, a pochi metri da dove ora tutti lo piangono.

«Perché la vita? Perché la morte? È davanti a queste domande che noi confluiamo nel mistero». Forse è per questa difficoltà a trovare un senso che per spiegarlo usa una metafora laica, la poesia di Ungaretti “Soldati” e quel verso in cui c’è tutta la precarità e l’instabilità della condizione umana: «Si sta/come d’autunno/sull’alberi le foglie».

Poi prosegue tornando al sacro: «Riempire l’esistenza di cose buone è l’unico impegno che il Signore ci ha dato. Ma ogni uomo ha dentro di se un grido di eternità. Per questo siamo qui nella chiesa dove ha giocato. Da qui parte il nostro grido di eternità e la nostra speranza è il Signore. Loris è una parola detta da Dio e il Signore chiede di essere ascoltato, perché tutti siamo parola di Dio. Se lui è eternità allora Loris è nell’eternità».

Ma cosa resterà di questo ragazzo dal carattere forte? «Tutta la sua vita. Sulla maglietta che gli piaceva c’era scritto “Ama la vita”. E lui la amava davvero - prosegue - Un’amica me lo ha descritto così: uno spirito libero che anteponeva la libertà degli altri alla sua, dandola agli altri. Era un raggio di sole e di luce per chi viveva attorno a lui».

La consolazione per chi lo ha conosciuto è che da oggi «uno sguardo dal cielo su di loro. Ecco perché non ti chiediamo perché ce l’hai tolto ma ti ringrazio solo perché ce lo hai dato. E se la vita è un staffetta, sta a noi proseguire con in mano la fiaccola che Loris portava con sé accesa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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