Italia
Quegli uomini che valgono cento euro
Sono rimasto molto colpito dalla notizia del furto di televisori dal reparto di cure palliative dell’Ospedale di Livorno, avvenuto lo scorso sabato 24.
Ripensandoci in questi giorni mi sono tornate in mente tante cose. La prima è che se gli essere umani sono in grado di imparare, amare, comprendere e, insomma, vivere diversamente dalle lumache o dalle blatte è perché sono provvisti dei cosiddetti 'neuroni specchio'. Li scoprirono alcuni scienziati dell'università di Parma, quando si accorsero che gli stessi neuroni attivati dall'esecutore di un'azione, si attivavano anche nell'osservatore della stessa.
Nell'uomo, legandosi alla memoria e all'immaginazione, i neuroni specchio ci rendono capaci di empatia. Di metterci cioè nei panni dell'altro, immaginando il suo dolore come fosse il nostro. Poi mi sono ricordato una bella poesia di Robert Pinsky, che si intitola proprio "To Television". Fra le tante cose che Pinsky dice della televisione, la definisce a un certo punto "escort of the dying and comfort of the sick": "compagnia a chi muore e conforto del malato".
Così mi sono tornate in mente anche le immagini di certe lunghe convalescenze, per gli orecchioni, o per quegli attacchi d'asma di cui soffrivo da bambino: lunghi e vuoti pomeriggi in cui aspettavo in gloria che riprendessero le trasmissioni con "La tv dei ragazzi". E anche se non posso comprendere fino in fondo cosa significhi stare nel reparto di cure palliative posso specchiarmi nelle mie esperienze e negli occhi di chi ho visto in uno di quei letti.
E allora mi chiedo quanto avranno potuto fruttare quei televisori usati al mercato dei ricettatori. Un centinaio di euro, credo, non di più. E a cosa saranno serviti? Come li avrà spesi il ladro? Non lo so. Ma so che la vita non è un film con Amedeo Nazzari né un feuilleton ottocentesco, e quindi dubito che ci abbia comprato le medicine o il pane per i figliuoli malati. Magari ci avrà pagato una ricarica del telefono per dire stronzate. O un pieno di benzina. Due ore davanti a una slot machine. Una striscia di coca per sentirsi vivo mezz’ora anche se è già morto da anni. Una cosa così. Una cosa da nulla che però ha il potere terribile di quantificare esattamente il valore di un uomo: cento euro.
Per quanto ciascuno di noi debba sempre dubitare del proprio, avere una vita davanti significa proprio questo: riservarsi la possibilità di scoprire in noi un valore più grande di quel pensavamo. Nell'improbabile eventualità che il ladro legga queste righe sappia invece che, da quando è uscito con due televisori dal reparto cure palliative dell'ospedale di Livorno, porta appeso sulla fronte un cartellino col prezzo: cento euro. Deve essere molto triste avere la certezza di valere così poco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google