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Livorno

«Ma il consiglio salvò le riparazioni»

«Ma il consiglio salvò le riparazioni»

Lamberti si difende, ma Tamburini attacca: «Quel progetto ha ucciso la navalmeccanica». Romiti: «Azimut e cantieristica convivano»

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LIVORNO. Il viaggio fotografico del Tirreno nel bacino in muratura e le dichiarazioni del segretario generale dell’Autorità Portuale sul giornale riguardo al futuro delle riparazioni hanno riacceso un dibattito che dura da anni. Bruno Tamburini (capogruppo Pdl), Andrea Romiti (Governare Livorno) e l’ex sindaco Gianfranco Lamberti (Confronto) lanciano le loro analisi che in quasi niente coincidono.

«Sono tanti a portare la responsabilità di questo degrado - attacca Tamburini -: Azimut, Autorità Portuale, sindacati e Comune che hanno portato avanti lo sciagurato disegno finalizzato allo smantellamento del bacino e alla cancellazione delle riparazioni».

«La cosa che più mi amareggia è che nessuno pagherà per questo scempio, o meglio, a pagare saremo sempre noi (i 14 milioni di euro di cui parla Provinciali)», continua l’esponente Pdl. Che torna a scagliarsi contro l’operazione Porta a Mare e contro Lamberti. «Era troppo importante e soprattutto lucrosa l'operazione Porta a Mare per accettare la presenza di unità mercantili nell'area e la marea di uomini brutti e sporchi che sabbiavano e verniciavano - accusa Tamburini -. Ormai è troppo tardi per rimediare: la fine della navalmeccanica è stata decisa, nonostante quello che continua a sostenere Lamberti, con l'approvazione del progetto iniziale, lui è stato soltanto un tantinello più furbo del suo successore, riuscendo a fare passare per buona l'ipotesi delle tre gambe. Per qualche attimo era riuscito a fregare anche il sottoscritto. L'ultima possibilità di dare nuova linfa al settore era legata all'arrivo a Livorno del relitto della nave Concordia, voluto da Rossi, da subito smentito in modo brutale dalla Cgil e dalla pavidità di Cosimi».

Tamburini non si scalda neanche davanti alle promesse di Provinciali: «Non voglio affermare che Provinciali menta, mi limito a dire che la destinazione futura del bacino non sarà quella da lui evidenziata. La struttura è ormai completamente nelle mani di Azimut che la utilizzerà come darsena per le proprie unità da diporto e soltanto per modesti lavori interni a queste. E stessa sorte subirà il bacino galleggiante. Ma non per sempre: continuo a sostenere che come sono incompatibili il bacino in muratura e quello galleggiante con le residenze ed i centri commerciali, altrettanto lo saranno i capannoni industriali di Azimut, quando la vicenda Porta a Mare sarà completata, spariranno anche quelli. Questo imprenditore rimarrà in zona solo con il porto turistico graziosamente regalatogli».

E Lamberti che risponde? Riavvolge il nastro e ricorda che «quando mi furono di fatto consegnate in Comune le chiavi di un cantiere pressoché fallito, ci impegnammo, riferendo in consiglio e d'intesa con la magistratura competente, a trovare una via d'uscita, che salvaguardasse, con la necessaria innovazione, la storica vocazione dell’area e l'occupazione».

Proprio sulle tre destinazioni dell’area spiega: «La coesistenza di una attività industriale, comprese senza possibilità di equivoci le riparazioni navali, un porto turistico, un comparto destinato a residenze ed attività commerciali, non è stata una mia teoria, ma è il contenuto inequivocabile di atti pubblici, vigilati anche dal giudice competente, che sono consultabili e verificabili da chiunque. Si tratta di piani urbanistici attuativi, approvati dal Consiglio Comunale, con relazioni e dichiarazioni a verbale, di protocolli d'intesa sottoscritti a Palazzo Chigi, presenti Regione Provincia ed Autorità Portuale, di intese con i creditori , di piani industriali discussi per anni con i sindacati e via dicendo».

Poi lo sguardo sul futuro e una stoccata a palazzo Rosciano e a Provinciali: «E' utile richiamare gli atti da cui si parte, visto che ci sono percorsi oggi aperti, che coinvolgeranno anche il consiglio comunale. Basti pensare che nell’agenda di fine mandato si trova in primo piano proprio una revisione del piano attuativo della Porta a Mare. Una scelta che ho condiviso, anche perché sarà occasione per fare il punto di quanto è conseguito nei fatti alle scelte della nostra amministrazione nel 2003 e di cosa occorre modificare per renderle più attuali. Naturalmente senza che nessuno sfugga alla verificata e pubblica utilità di scelte urbanistiche e di destinazioni d'uso di autonoma competenza del consiglio comunale. Autonomia da salvaguardare senza la benchè minima ambiguità - continua Lamberti -. Nella pubblica amministrazione non si è mai all'anno zero ed è doveroso che anche chi è arrivato da poco a Livorno, tenga conto di percorsi amministrativi agli atti e che il consiglio comunale non sia condizionato da eventuali situazioni di fatto determinatesi negli anni, in qualsiasi modo avvenute. Un motivo in più per auspicare che gli atti in corso di predisposizione da tempo, di cui abbiamo parlato in Commissione anche con l'architetto Cagnardi e le correlate procedure di vigilanza attivate, giungano al più presto al loro esito in Consiglio Comunale».

Rilancia le parole di Provinciali invece Andrea Romiti (Governare Livorno): «Ha perfettamente ragione. Fino ad oggi a Livorno abbiamo solamente perso tempo in chiacchiere. Il bacino in muratura è il simbolo del fallimento di questa politica livornese, vittima di una maggioranza priva di buon senso che si contrappone ad una opposizione urlata. Lo sviluppo urbanistico della Porta a Mare, l'eccellenza mondiale di Azimut e la capacità occupazionale delle Riparazioni Navali, sono tutti elementi da difendere e da far crescere in sinergia nel nostro Porto». (g.cor.)

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