Il Tirreno

Livorno

Senza l’Imu i conti del Comune in bilico

di Federico Lazzotti

L’abolizione dell’imposta sulla prima casa costerà 26,4 milioni. Nebbiai: ossigeno fino a novembre, nel 2014 sarà dura

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LIVORNO. Il Comune di Livorno dice addio a 26,4 milioni di euro. È questa la prima conseguenza della definitiva abolizione da parte del Governo dell’Imposta municipale unica (Imu) sulla prima casa.

Una montagna di soldi, molti dei quali destinati a garantire i servizi ai cittadini, che se da una parte sarà una liberazione per molti proprietari (Livorno era al quarto posto nella classifica ndr) crea apprensione nella maggioranza, non tanto per l’anno in corso - il bilancio del Comune per il 2013 è già chiuso - ma in vista del 2014 sì.

Lo dice chiaro e tondo l’assessore al bilancio Valter Nebbiai (nella foto) snocciolando numeri e previsioni. «Fino a novembre - spiega - abbiamo l’ossigeno necessario per andare avanti. Ma nel caso in cui il Governo centrale non dovesse garantire la copertura di denaro che doveva arrivarci dall’Imu sulla prima casa, allora potrebbero crearsi delle difficoltà».

Tutti i dubbi, infatti, ruotano attorno alla domanda chiave che economisti, ministri, corvi e colombe, si stanno facendo in questi giorni: senza l’Imu dove saranno reperiti quei miliardi di euro che da Roma dovranno essere girati agli enti locali?

Per misurare i rischi ai quali i conti del Comune potrebbero andare incontro è necessario prendere le cifre incassate dall’amministrazione nel 2012 dall’imposta sugli immobili.

Il totale parla di quasi 65 milioni di euro. Di questi 38,5 milioni erano stati incassati dalle seconde case e da altre proprietà, primi fra tutti i terreni. Mentre dalle prime abitazioni l’amministrazione era riuscita ad incamerare 26,4 milioni.

È andando a verificare quanto il Comune ha incassato a giugno dai proprietari di seconde case e terreni avere l’idea di quanto è costato il congelamento prima e l’abolizione poi in vista della service tax.

I 19,262 milioni di euro versati nelle casse sono esattamente la metà rispetto al totale ricavato nel 2012. Dunque la prima rata sulla prima casa avrebbe permesso di mettere in cassa circa 13,2 milioni di euro.

«Per quanto riguarda questa prima rata - va avanti Nebbiai - il Governo ha detto alle amministrazioni che il mancato incasso avrebbe potuto essere coperto dall’anticipo di cassa su cui però andavano pagati gli interessi. Il Comune di Livorno, per fortuna, ha potuto attingere dalla propria tesoreria, ma è ovvio che questi soldi dovranno essere restituiti».

Per la prima rata i soldi dovrebbero esserci, il condizionale è d’obbligo, ma i tempi in cui saranno girati agli enti locali meno.

Ancora più complessa la vicenda che riguarda la seconda rata, quella che doveva essere incassata a dicembre. Per il Comune di Livorno è pari ad altri 13,2 milioni di euro e questi soldi dovrebbero arrivare attraverso alcuni rincari, primo fra tutti quelli sulle accise legate alla benzina. Ma non solo. Come anticipato ieri dal Sole 24 ore potrebbe spuntare una sanatoria sulle multe comminate alle società che gestiscono le new slot. Dunque via l’Imu sulla prima casa, ma occhio agli aumenti, che alla fine potrebbero valere tanto quanto l’imposta sugli immobili.

«La legge sull’Imu - conclude Nebbiai - è stata promulgata dal parlamento contro il parere dell'Anci. Ancora l’altro giorno il sindaco Cosimi era a Roma come rappresentante dei Comuni italiani per affrontare questi problemi. Io voglio ricordare che sarebbe bastato che il governo Berlusconi ed il parlamento a maggioranza centro-destra non avessero tolto l’Ici prima casa nel 2008, ma avessero iniziato la revisione del catasto governato da una legge del 1936. Probabilmente dopo cinque anni l'eventuale nuova legge sarebbe stata operativa, forse più equa e giusta e non saremmo qui a discutere e subire ancora un Imu di cui non riusciamo ancora a vedere la fine anche perché la service tax che la dovrebbe includere non si sa ancora bene come funzionerà».

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