Toscana
«Ma le palme no» La febbre-web fra rabbia e ironia
Ex vicesindaco ed ex dirigente comunale all’attacco via Facebook. Lega Consumatori: pensate alle periferie
LIVORNO. Difficile trovare qualcuno che pensi che piazza Grande vada bene così com'è: possibile che il cuore della città non sia altro se non uno bailamme di traffico fra il duomo e il McDonald's? La piazza esiste solo sulla carta geografica, tagliando in due com'è dal flusso costante di auto, moto e motorini, oltre che dalle rotte dei bus. Eppure tanto sul sito del nostro giornale quanto sui social network, accidenti a scovare qualcuno che sia rimasto positivamente colpito dal progetto che il Comune manda in appalto.
Altolà alle palme
Proprio fra i commenti sul tirreno.it salta agli occhi quello di Roberto Ceccarini, ora in pensione ma fino a pochi anni fa dirigente in Comune (e per anni proprio negli uffici che si occupano di riqualificazione urbana e di giardini). Prima è restio a parlare («erano solo due righe di un semplice cittadino via Facebook, io il Comune lo difendo anche perché ho firmato tanti progetti e capisco bene che ogni progettista si assuma la responsabilità di quel che sceglie»), poi gli scappa la sottolineatura di un paradosso: «A Harborea abbiamo fatto il convegno per fare il punto su cosa si deve piantare nelle città dopo la palma. Il progetto mostra le dovute attenzioni e richiede certificazioni, ma quel convegno voleva dire che, con la minaccia del "punteruolo rosso", resta comunque troppo alto il rischio se si punta sulla palma. È indispensabile scegliere un altro genere di albero, ma forse ce ne siamo già dimenticati». Da rimarcare, secondo l'ex dirigente municipale, che «a Livorno le palme ci sono sì, ma semmai come sottolineatura dell'ingresso di una villa o qualcosa del genere». Insomma, sono poco più di una comparsa, tutt'al più un caratterista o un cameo sul set della scena urbana, non una primadonna…
La frecciata dell’ex
Non è l’unica stoccata da parte di un “ex”: protagonista Cristiano Toncelli, ora capofila di “Progetto per Livorno” ma per 15 mesi vicesindaco Idv nella giunta Cosimi al fianco degli assessori Bettini e Bernardo che hanno seguito questo progetto, Sulla pagina Facebook di Progetto per Livorno ha messo nero su bianco un post in cui dice che il progetto gli sembra «diverso da come mi ricordavo» (con le auto che «attraversano le piazza esattamente come fanno adesso»). E poi giù un finalino al curaro: se “Pensiamo in Grande” è ridotto a un «abbellimento di piazza Grande», eccoci arrivati a ”Realizziamo in Piccolo”»...
E nelle altre zone, niente?
La Lega Consumatori si dice «veramente sorpresa» di come Palazzo Civico «possa pensare ad interventi di mera riqualificazione di una delle zone meglio tenute della città quando interi quartieri, periferici e non, versano in uno stato di totale degrado». Le parole del presidente Andrea Raiano sembrano riassumere molti post rimbalzati ieri nei commenti sul nostro sito web. Grossomodo sulla stessa lunghezza d'onda, ad esempio, Paolo Chirici («i nostri amministratori, sindaci in testa, piangono per i mancati (temporanei) proventi dell'Imu però decidono di sperperare le risorse disponibili in opere inutili: ma poi, non c'era un progetto di pedonalizzare il centro?»). Oppure Angelique Lucas («E le scuole? Cadono a pezzi. Le strade? In biciclette sono pericolose. Le palme lasciatele nel deserto e sistemiamo le cose urgente in città»). O anche Roberto Baldeschi («personalmente di palme spelacchiate mi bastano quelle del viale Italia, impiegate quei soldi per togliere il cattivo odore dalle strade le buche e una maggiore pulizia»), Guido Belloni («ma invece usare una tale abbondanza di palme avessero usato quei soldi a pulire ed asfaltare?») e Claudio Fazzi («inutile mettersi giacca e cravatta ed avere le scarpe rotte: dovete asfaltare le strade permettendo che chi circola su due ruote sia in sicurezza»).
La scaletta delle priorità, dunque, potrebbe mettere al primo posto qualcos'altro. Magari dal punto di vista sociale, come dice Emma Dessena («se il Comune, anziché spendere quel milione di euro per le palme che poi il punteruolo rosso se li pappa, li mettesse per tutti quei cassaintegrati che non sanno come andare avanti, non sarebbe meglio?»).
Torniamo ad ascoltare Raiano (Lega Consumatori): «Si vuole forse interpretare forse il luogo comune che il livornese vive solo di apparenza e preferisce farsi vedere al ristorante col macchinone e poi saltare il pasto per una settimana, ma noi riteniamo che questo luogo comune ormai sta stretto a una città che è consapevole della crisi che la sta attanagliando e non è più disposta a rifarsi il trucco a stomaco vuoto». Quanto basta per invitare il Comune a «desistere da queste iniziative fuori luogo e, sopratutto fuori dal tempo, e a concentrarsi sui veri problemi della città, nel rispetto delle priorità».
L'(ig)nobile interrompimento
Salta fuori anche un meccanismo di reazione che già si è visto di fronte all'idea di destinare una cifra-monstre alla realizzazione del nuovo ospedale ai piedi di Montenero: prima l'attuale ospedale di viale Alfieri viene raffigurato come un disastro, poi per contestare la necessità di una nuova struttura ospedaliera altrove, ecco che dal fronte del no si riscoprono le potenzialità, le virtù e la lungimiranza di quel che abbiamo. Vale un po' anche per piazza Grande: sul web è tutto un fiorire di indicazioni relative a strade, zone, rioni e isolati che hanno bisogno di riqualificazione ben più di piazza Grande. Ma anche l'opposto (si vedano i commenti di David Magnani e Marco Bacci, per citarne un paio): l'unico modo per far rinascere davvero la piazza sarebbe togliere di mezzo «l'(ig)nobile interrompimento», cioè il Palazzo Grande nato durante la ricostruzione post-bellica perché il Comune, di fronte a una città semidistrutta dai bombardamenti, fu costretto a alzare bandiera bianca per evitare che gli investitori-speculatori, inclusa l'immobiliare romana legata agli ambienti vaticani, portassero altrove i loro quattrini…
Mauro Zucchelli
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