Gioco
Il marinaio rugbista dona il defibrillatore ai giovani dei Lions
Era un promessa degli All Blacks, ora s’impegna nel sociale «L’ho fatto per aiutare il club e favorire lo sport tra i ragazzi»
LIVORNO. Albert è al Nelson pub, sugli Scali D’Azeglio, che sorseggia la sua birra rossa. A un tratto il suo sguardo incrocia quello di Alessandro. Sarà la stazza fisica, sarà la polo da rugbista che indossano entrambi o quel boccale in mano che fa tanto atmosfera da terzo tempo. Fatto sta, che i due si riconoscono come appassionati della palla ovale e decidono di fare due chiacchiere e proseguire la serata insieme. Da un lato del tavolo c’è Albert Mc Ilory, neozelandese, 48 anni, promessa degli All Blacks. Ex rugbista di professione, oggi fa il marinaio: lavora in una grande compagnia inglese di navigazione, la Optimus Navis Ltd, con cui gira il mondo. E negli ultimi dieci anni una delle sue tappe fisse è stata Livorno. All’altro capo del tavolo di legno del Nelson invece c’è Alessandro Pozzetto, livornese, infermiere professionale della Croce rossa, sezione di Livorno. Nel tempo libero fa l’allenatore dei bimbi under 6 del Lions Amaranto rugby Livorno, una delle squadre del club, presieduto da Mauro Fraddanni.
I due nuovi amici iniziano a chiacchierare e l’attenzione del discorso cade sulla presenza in campo del defibrillatore. Un problema molto sentito in Italia e soprattutto a Livorno, dopo la tragedia che lo scorso anno ha colpito a Pescara il giocatore amaranto Pier Mario Morosini. Un tema su cui il Governo si è pronunciato, stabilendo che ogni terreno di gioco, in cui viene svolta attività agonistica, debba essere munito di un defibrillatore (norma che proprio nei giorni scorsi per alcuni campi è stata prorogata di sei mesi).
La conversazione tra i due si accende nel momento in cui Alessandro spiega ad Albert di essere preoccupato: la crisi si fa sentire in tutti i settori e l’acquisto di un defibrillatore è una spesa impegnativa, difficile da sostenere per il club, in questo momento economicamente incerto. Quando Albert sente Alessandro fare questo discorso, si ferma un attimo a pensare. Poi d’istinto dice all’amico: «Ma che problema c’è? Donerò io un defibrillatore ai Lions». Un gesto che nasce da un cuore che batte per la palla ovale e per tutto ciò di bello che lo sport rappresenta nella vita della gente, a partire dai giovani.
È lo stesso Albert a spiegare questa sua passione: «La donazione che ho fatto ai Lions rientra nel mio modo di sentire lo sport: il rischio era che per una questione di soldi si perdesse la possibilità di formare ed educare generazioni di ragazzi ai valori, umani prima che sportivi, del rubgy. Una cosa che non potrei accettare: nella mia vita il rugby e lo sport sono stati fondamentali. Se io non avessi praticato sport, non avrei viaggiato, incontrato tanta gente, conosciuto persone, come voi, accumulato esperienze importanti di vita, e assorbito valori importanti come la lealtà, lo spirito di squadra, il rispetto. Pensare che i giovani crescano con questo spirito mi riempie di gioia. Salvare una squadra, come ad esempio i Lions, non può essere una questione di soldi: ne sono profondamente convinto ».
Albert nella sua carriera ha giocato in squadre neozelandesi importanti ed è arrivato a un soffio dall’essere selezionato negli All Blacks. Poi, a 23 anni, ha rinunciato alla carriera da rugbista per fare il marinaio: ora è project manager nella sua azienda. «Ho una grande passione per l’Italia e per il rubgy tricolore. Ci sono tanti campioni neozelandesi che hanno giocato in Italia e che hanno sposato e portato nel mio Paese donne italiane. E seguo sempre con piacere l’Italia in occasione del torneo Sei Nazioni. Ma la cosa che adoro di più dell’Italia è Livorno, la considero la mia seconda casa».
È così che l’altro giorno Albert e Alessandro hanno acquistato il defibrillatore presso il negozio Centro Forniture Sanitarie di via Negrelli, al Picchianti: 1600 euro più un pacchetto sanitario di arnesi vari, per un totale di 1800. Si tratta di uno strumento semi automatico esterno, molto facile da usare e adatto per essere maneggiato anche da personale non medico. Lo spiega Alessandro: «Il funzionamento è molto semplice: basta pigiare un tasto per avviare la diagnosi, che viene fatta dallo stesso defibrillatore, e un altro bottone per avviare la pratica di defibrillazione, qualora sia necessaria. A indicarlo è lo stesso strumento, che si illumina quando bisogna intervenire. La batteria dura 5 anni e quando sta per scaricarsi, si accende una spia. Siamo grati ad Albert per il suo gesto di generosità». Sarà Alessandro, come infermiere della Croce rossa, a tenere un corso a tutti gli allenatori della varie squadre dei Lions per far sì che tutti siano pronti per usare il defibrillatore nella prossima stagione, in caso di bisogno. «I corsi dovrebbero partire a metà settembre», spiega Pozzetto.
La consegna ufficiale del defibrillatore da parte di Albert Mc Ilory alla squadra ci sarà venerdì sera: per l’occasione è stata organizzata una cena presso la sede del club, in via della Chiesa nuova di Salviano. Un bel gesto che rappresenta un esempio vivo di sport e solidarietà.
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