Il Tirreno

Livorno

Due furti in un solo anno «Non sto più a casa da sola»

di Lara Loreti
Due furti in un solo anno «Non sto più a casa da sola»

Presa di mira a ripetizione dai malviventi una famiglia di Borgo Cappuccini La prima volta hanno svuotato le stanze, la seconda hanno portato via la cassaforte

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LIVORNO. «Non riesco più a tornare a casa da sola, sono terrorizzata. Ho sempre paura di trovarci qualcuno dentro. E anche rimanere sola, specialmente di sera, mi mette ansia: quando capita, la prima cosa che faccio è chiudere la porta a chiave». È una sindrome molto diffusa: quella di chi ha subito uno o più furti in abitazione. Di chi ha visto violato il proprio focolare domestico, quel nido dove per eccellenza una persona dovrebbe sentirsi sicura.

A raccontare la sua brutta esperienza è una livornese di 20 anni che con la sua famiglia per ben due volte nello stesso anno è stata vittima di un furto in appartamento, in Borgo Cappuccini. «Rientrare a casa, guardarsi intorno, provare un’anomala sensazione di estraneità. E solo dopo rendersi conto che quei cassetti, stranamente aperti, non erano così quando eri andata via- dice la ragazza - La prima volta che i ladri sono entrati in casa, non mi sono resa conto subito della situazione. E se penso che ho rischiato di trovarmi faccia a faccia con quella gente rabbrividisco: è un’esperienza che non augurerei a nessuno».

Quando i soliti ignoti s’intrufolano per la prima volta in casa, è la madre della ventenne a rendersi conto che c’è qualcosa che non va. «Succede che io rientro a casa per pranzo, noto qualcosa di strano, ma non approfondisco. Mangio e poi mi metto a studiare. Poco dopo, rincasa mia madre, che si accorge che i cassetti della camera sono semi chiusi: li apre e si rende conto che all’appello mancano dei gioielli, anelli e orologi, e un po’ di contanti». Le due donne chiamano la polizia: gli agenti notano che sull’uscio non ci sono segni di effrazione. «La porta l’avevamo chiusa senza le mandate - ammette la ragazza - e quindi i malviventi non hanno faticato a trovare un modo per entrare».

Passa il tempo, e ancora una volta è la ventenne a rincasare da sola e a trovarsi di fronte, questa volta, a una scena inequivocabile. «Apro la porta che però non è chiusa con le mandate, come invece l’avevo lasciata io - racconta la giovane - A quel punto chiamo mio nonno: sono terrorizzata, già sotto choc per l’esperienza precedente. Entriamo insieme: la casa è completamente a soqquadro, distrutta: bicchieri e soprammobili infranti, vestiti e libri per terra. Da cassetti e armadi è sparito tutto: dai gioielli alla bigiotteria, dai soldi al computer e a ogni oggetto di valore. L’unica cosa che è rimasta è una videocamera, in una custodia da occhiali che i ladri non hanno aperto». Ma soprattutto i malviventi hanno sradicato la cassaforte: un buco enorme nel muro: «Per frenare la caduta di calcinacci, dentro hanno messo dei cuscini: migliaia di euro di danni tra refurtiva e muro rotto». E poi ci sono i danni morali, difficili da calcolare: «Da allora - dice la 20enne - non vivo più serena. Se ho imparato una cosa è che in casa ci vuole un allarme».

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