Gioco
I mille guai di Querci con lui finì Basket City
A 76 anni è ai domiciliari a Trieste per una condanna a 5 anni relativa al crac kolossal di una banca italo-slovena
LIVORNO. Il nome di Francesco Alessandro Querci è legato, per qualsiasi livornese che mangi pane e pallacanestro, alla contestatissima fusione di Pl e Libertas che in virtù di una fidejussione-patacca fece colare a picco in un attimo nel ’94 tutte le illusioni di Basket City, la Livorno follemente appassionata della palla a spicchi, che solo cinque anni prima aveva sfiorato lo scudetto.
A distanza di vent’anni, la fine di quella stagione superstar del basket labronico è stata seguita dal tramonto dell’astro del potentissimo professore, che peraltro ormai da lungo tempo ha spostato a Trieste il baricentro della sua vita: a 76 anni è finito ai domiliciari in seguito agli sviluppi di una inchiesta sul crac di una banca italo-slovena che negli anni ’90 lasciò un buco kolossal. Nelle settimane precedenti gli agenti della squadra mobile lo avevano arrestato notificandogli un provvedimento di esecuzione della pena di 5 anni (in realtà la condanna sarebbe stata a otto anni ma tre sono stati eliminati dall’indulto).
L’età non giovanissima e i problemi cardiocircolatori che gli rendono difficile muoversi sono all’origine del fatto che prima Querci è stato trasferito nell’infermeria del carcere e poi gli sono stati concessi i domiciliari.
Raccontano le cronache locali che, quand’era recluso, i compagni di cella gli si rivolgevano come a una sorta di consulente giuridico: l’anziano prof di diritto della navigazione all’università di Trieste si era messo a dare una mano a qualche ladruncolo o ricettatore locale. Proprio lui che da giovanissimo era stato un astro nascente dell’onnipotente Democrazia Cristiana fino a scalare rapidamente i gradini della carriera nella nomenklatura tecnica di nomina governativa: fino a diventare presidente del Consiglio superiore della Marina Mercantile.
Erano gli anni in cui veleggiava fra Fanfani e Forlani: figurarsi che nel ’70 a Livorno conquista il posto in consiglio comunale con 1.814 preferenze che ne fanno d’un colpo il Dc più votato a Livorno. Inutile dire che è solo il trampolino di lancio per volare in Regione. L’irresistibile ascesa la frena solo il siluro di De Mita in persona: prima con una norma anti-assenteisti che serve a impallinarne la ricandidatura a Firenze nel 1985, poi con uno scontro in presa diretta durante un comizio a Livorno. Dove tornerà poi solo per inventarsi quello strano blitz nel basket che avrebbe dovuto rilanciarlo.
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