Gioco
Il risiko nel cuore del Palazzo Come cambierà il volto del Potere
In ballo tutte le leve di comando di Authority, Camera di commercio, Comune e forse Provincia ma anche i posti in Parlamento e in consiglio regionale (e la guida del maggior partito)
LIVORNO. Di sicuro c'è solo che le grandi manovre all'interno del Palazzo sono partite. In mezzo a una babele di incognite, visto che: 1) non si sa come e quando si terrà il congresso del Pd, né quello nazionale né quelli locali; 2) non si sa se esisteranno ancora le Province o come, eventualmente, saranno frullate nel Moulinex delle aggregazioni geografiche; 3) non si sa se approderà a qualcosa l'ipotesi, già formalmente nero su bianco, di far entrare Collesalvetti nell'Authority. Ma il quarto rebus è ancor più inestricabile: nemmeno gli stessi protagonisti - il presidente Napolitano, il premier Letta, i leader Epifani e Berlusconi - sanno se si tornerà a votare per eleggere un nuovo Parlamento o se il governo resterà in qualche modo in piedi, anche dopo la condanna definitiva del Cavaliere.
In ballo è il risiko kolossal in grado di ridisegnare gli equilibri dentro la cittadella del Potere nella nostra città: nel giro di una ventina di mesi il tourbillon riguarderà l'intera mappa delle istituzioni locali (Camera di commercio, Autorità Portuale, Comune e, se sopravviverà, Provincia) più le elezioni che determineranno la rappresentanza livornese in Regione e a Roma, oltre a riassegnare i posti nei “parlamenti- ni” in Cciaa e Authority.
Com'è accaduto all'inizio del decennio scorso, per una singolare coincidenza del destino a mettere l'ingranaggio di questo carosello sarà la Camera di commercio: il terremoto del maggio 2002 che porta Roberto Nardi alla guida dell'ente camerale arriva meno di quattro mesi prima del giorno in cui da Capraia, appena entrata nella giurisdizione dell'Authority, il sindaco Guarente brucia tutti e fa saltare il banco delle liturgie livornesi inviando al ministro il nome di Bruno Lenzi come papabile per l'Authority del dopo Marcucci. Scadeva il 22 luglio la primissima fase preliminare: in autunno da Firenze arriveranno le indicazioni per le nomine e sotto l'abete natalizio troveremo il presidente della Camera di commercio.
C'è però qualcosa che potrebbe bruciare sul tempo il complesso meccanismo della scelta camerale. Ed è un qualcosa che dobbiamo cercare non dentro le istituzioni ma nelle stanze dei partiti. Anzi, del Partito (che da 69 anni ha in mano il governo della città). Nel pentolone della politica romana è ormai sembra a un passo dalla cottura la data, la formula e tutto quanto ha a che fare con il congresso nazionale Pd.
È un aspetto più vicino a noi di quanto possa sembrare, e non solo per le ovvie ricadute sulla tenuta del governo: difficile credere che la figura di Renzi, attorno alla quale si polarizzano a Roma gli schieramenti, non diventi anche qui il catalizzatore di fronti pro-questo o contro-quello. Bandiere contrapposte per aggregare gruppi anche nella geografia del Pd livornese: ma l’anti-Renzi sarà Barca, Civati, Cuperlo o chissà chi?
L’interrogativo sulla guida del Pd porta con sé anche un’altra cosa: chi guida il partito avrà la parola decisiva anche per dire chi scende in lizza come candidato sindaco, visto che Cosimi dopo due mandati non può fare il tris). Le elezioni amministrative della prossima primavera sono il voto più difficile per la classe di governo locale, se è vero che dalle urne di fine febbraio è emerso che il Pd ha avuto una emorragia consistentissima (13-15 punti percentuali), tale da farlo partire attorno al 40%. Tradotto: mancano ben dieci punti per raggiungere la soglia di consensi che fa evitare il ballottaggio. Missione assai difficile se il Pd restasse da solo com’è adesso, dopo che i vendoliani di Sel e l’Idv dipietrista sono usciti dalla coalizione.
E qui entra in gioco la ricucitura dei rapporti nel centrosinistra: Sel e Idv mandano segnali incoraggianti, ma dopo che, ad esempio su ospedale e rigassificatore, i punti di scontro sono stati più di quelli di feeling, può bastare la strizzata d’occhio con la nomina dell’ eco-manager Raphael Rossi come consulente Aamps?
Inutile dire che se dopo il voto di febbraio in casa Pd si è diffusa la “sindrome Parma” (con il candidato Pd pressoché sicuro della vittoria battuto dal grillino Pizzarotti), l’elezione di una serie di sindaci viene vista come una possibile strada da percorrere. Parliamo di Doria a Genova, di Pisapia a Milano, di Zedda a Cagliari o, se invece vogliamo pescare una leadership dentro il Pd, più recentemente il caso di Ignazio Marino a Roma. Uscito però un po’ a sorpresa dalle primarie.
Ma non finisce qui: nella primavera 2015 avremo l’incrociarsi esatto della fine del mandato di Gallanti alla Authority (inizio aprile con 45 giorni di possibile proroga) e le elezioni regionali per scegliere il governatore e i consiglieri regionali. È da dire che Gallanti così come Rossi e Ruggeri sono al primo mandato, dunque formalmente non c’è obbligo di cambiare cavallo: si sa però che nella roulette del toto-candidato ogni soluzione è possibile.
A tutto questo guazzabuglio si aggiunga infine il prezzemolo del possibile ritorno alle urne perché, in caso di crisi di governo, si potrebbe arrivare allo scioglimento delle Camere. Quando? Ogni previsione è un azzardo. L’unica cosa certa è che l’Italia avrà in mano la presidenza dell’Unione europea dal luglio del prossimo anno per sei mesi, subito prima dell’Expo 2015 di Milano. Il voto? O subito prima o subito dopo, a meno di non immaginare il suicidio politico collettivo dell’ex sesta potenza economica dell’Occidente.
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