Gioco
I due volti dello stadio: si salva solo la facciata
Ristrutturata l’entrata, tinto d’amaranto l’androne e raddoppiata l’illuminazione ma nel resto della struttura la fanno da padrone scritte, crepe e ruggine
LIVORNO. Il tempio si prepara a celebrare la prima volta degli amaranto per l’ottantesima estate della sua vita (anche se in realtà negli anni di guerra due campionati non furono disputati e dunque il conto corretto deve fermarsi a 78 debutti).
Mentre mancano poco meno di tre giorni al ritorno in serie A, all’arrivo della Roma, alle parabole del grande calcio nuovamente puntate su questo rettangolo a due passi dal mare d’Ardenza, c’è fibrillazione fuori e dentro le porte del tempio ferito dal tempo ma anche dall’incuria, dalle bombolette di chi negli ultimi dieci anni ha voluto lasciare il suo messaggio e dalle pennellate che il Comune ha rinunciato a dare per ripulire, dalle folate di salmastro e dalla pioggia, e ora incerottato alla meglio, le panchine nuove, le pareti dell’atrio colorate d’amaranto, le gigantografie della città affisse ai muri dell’androne apposta per dare il benvenuto agli ospiti, che varcando la soglia principale da domenica potranno conoscere un po’ anche Livorno e ammirare il mare di Calafuria e la scacchiera della Terrazza Mascagni in mezzo ai busti di Armandino e di Mario Magnozzi.
Aldo Spinelli ha voluto anche una maxi foto della curva grande quanto l’intera parete e l’ha fatta affiggere tra i corridoi che portano nei due spogliatoi, in bella evidenza il grido “Combatti” esposto nella notte storica della battaglia con l’Empoli e diventato simbolo degli eroi di Nicola. «Dovrà caricare i nostri e metter timore agli avversari», spiega Franco Bardiani, direttore marketing del Livorno, mentre orgoglioso illustra una serie di bei propositi, le poltroncince nuove, rigorosamente giallo-Spinelli, che saranno installate in tribuna centrale dalla gara col Catania, le scale di curve gradinata e tribuna che saranno pitturate la prossima settimana di giallo pure esse, of course, l’idea del maxischermo da installare tra la sud e la gradinata («l’unico problema è l’alimentazione elettrica») e quella dei doppi cartelloni pubblicitari, ma soprattutto mostra ciò che già è stato fatto, l’atrio rinnovato d’amaranto e la facciata di piazzale Montello, intonacata e verniciata e proprio in quell’istante ritoccata da un operaio che in cima ad una gru smista le ultime pennellate di marroncino.
Alle tre del pomeriggio, mentre il sole picchia forte, è lei, la facciata dalla doppia tonalità di beige, l’unica novità evidente agli occhi di chi al fresco del bar conta i minuti che ci dividono dalla Roma parlando di Spinelli ed Emeghara, e di quei dieci che sul piazzale Montello aspettano in fila che apra lo sportello abbonamenti tirando fuori dal cilindro addirittura ricordi di quando vent’anni fa su quello stesso asfalto su cui presto si fermeranno il pullman della Roma e i camion di Sky, Carlo Mantovani in piedi su un palchetto chiedeva cinquemila tessere a centomila lire l’una per salvare il Livorno.
Altri vent’anni d’amore sono passati per chi c’era e c’è ancora e gli stessi vent’anni sono passati anche sulle spalle dell’Armando Picchi cosiché oggi paradossalmente il vestito nuovo di quella facciata, sovrastato dalla scritta squadrata Stadio Comunale, rende ancor più stridente la fotografia del tempio, la sua faccia rinfrescata da bambino sulle rughe del suo corpo ottantenne.
E quei lavori, per quanto importanti, insieme al potenziamento dei fari luce che dovranno trasformare le notti d’Ardenza in giorno e che garantiranno il 50 per cento di illuminazione in più rispetto all’ultimo campionato, 1400 lux invece dei 900 scarsi di un mese fa, non posson bastare, a tre giorni dal debutto, per dare un abito accettabile al vecchio catino, di cui un livornese possa andar se non proprio baldo e fiero almeno senza vergogna.
Perché lo stadio, a parte che per l’atrio e la facciata, è in condizioni inguardabili. I muraglioni, dentro e fuori, completamente scorticati, così come la parte inferiore dei gradoni. L’armatura in ferro del cemento che sembra lo scheletro d’un corpo senza pelle, strati d’intonaco di almeno tre epoche diverse che spuntano qua e là tra le centinaia di scritte che tappezzano la sua circonferenza, le più datate risalenti almeno al 2004, annata doc del primo volo 55 anni dopo tra gli dei del calcio.
Vien da chiedersi: ma almeno una ripulita in tutti questi anni il Comune non avrebbe potuto darla pur nella consapevolezza che l’inchiostro sarebbe beffardamente ricomparso forse già il giorno dopo? E se non negli anni scorsi, almeno ora che lo stadio diventerà un po’ simbolo di questa città agli occhi dell’Italia pallonara, cioé dell’Italia intera?
Dall’ufficio sport di palazzo civico promettono che una serie di lavori «partiranno nell’immediato», anche se in realtà i progetti sono in fase di completamento e devono essere ancora approvati dalla giunta per poi andare a gara. Riguarderanno proprio l’imbiancatura e alcune migliorie per la sicurezza legate al sistema antincendio. Mentre tra le cose che non si vedono ma che sono importanti va ricordato che sono stati sostituiti i maniglioni antipanico, rifatti gli spogliatoi dell’arbitro e dei suoi collaboratori (che da quattro persone lieviteranno a sei), e soprattutto effettuata la revisione del calcestruzzo, con rimozione delle parti pericolanti, la quale ha necessitato 20 giorni di lavoro. E il suo ripristino?, si chiede il popolo amaranto infastidito da quel cemento così malridotto da ricordare l’edilizia decadente di certe periferie? Costerà due interventi da 500mila euro ciascuno, che la giunta, con la variazione del bilancio di previsione 2013 votata a luglio, ha inserito nelle macropriorità del piano triennale delle opere pubbliche 2013-2015. Il che significa che sarà effettuato forse. E sicuramente non subito.
«Ma meglio non si poteva fare con le risorse che c’erano - sottolinea Paolo Armenia, responsabile organizzativo del Livorno -. Abbiamo dovuto dare in accordo col Comune una serie di priorità urgenti e inderogabili, per rispettare gli adempimenti strutturali e sportivi. Ecco allora che gli interventi principali si sono orientati sull’intervento di revisione del calcestruzzo, sull’implementazione del sistema delle vie di esodo, sull’impianto di illuminazione. Tutti interventi economici cospicui e indispensabili per disputare la stagione». La commissione provinciale di vigilanza grazie a questi lavori ha confermato l’agibilità conservando la capienza a 19.238 spettatori, e la scorsa settimana il Livorno ha inviato alla Lega la documentazione relative alla nuova illuminazione.
Per centrare l’obiettivo sono serviti 500mila euro di lavori che paradossalmente ci sono ma non si vedono, tanto da far vergognare un bel po’ di livornesi. Tanti altri però pensando che per rendere decoroso, oltreché funzionale anche il resto dello stadio, servirebbero diverse altre fiches da 500mila euro e che a sborsarle dovrebbero essere le tasche pubbliche probabilmente penseranno che forse è meglio uno stadio sicuro, certo, ma magari bruttino e che quei gettoni potrebbero essere puntati su altre priorità.
@giucorsi
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