Gioco
60mila litri di gasolio nello yacht in mare
Monitoraggio speciale per evitare sversamenti. Oggi comincia lo svuotamento dello scafo che è pieno d’acqua
LIVORNO. Sessantamila litri di gasolio contenuti nei serbatoi dello yacht FB 261 (56 metri), bruciato martedì mattina e semiaffondato nelle acque della Darsena Benetti. Una “bomba” che viene tenuta attentamente sotto controllo da vigili del fuoco, capitaneria di porto e dallo stesso Cantiere. L’obiettivo è evitare sversamenti in acqua che potrebbero causare danni ambientali incalcolabili. Martedì mattina in mare sono finiti la schiuma usata dai pompieri per spegnere il rogo e materiali scaturiti dall’incendio. E la Labromare aveva subito fatto un primo lavaggio dell’acqua.
Ieri mattina in Cantiere c’è stata una riunione tecnica a cui hanno partecipato il responsabile sicurezza di Benetti, la Capitaneria di porto, il comandante dei vigili del fuoco Mauro Bergamini e alcuni tecnici. Obiettivo della riunione: pianificare il da farsi per liberare il mare dalla nave e mettere lo scafo al più presto in sicurezza. La maggior preoccupazione riguarda proprio il carburante che si trova in quattro serbatoi posizionati ai lati del panfilo: in tutto all’interno ci sono 60mila litri, pari alla metà del “pieno”. Martedì, nel corso dell’emergenza incendio, i pompieri tenevano i serbatoi sotto controllo attraverso delle termocamere in grado di misurare a distanza la temperatura degli stessi contenitori, per evitare esplosioni. «Il calore ha sfiorato i cento gradi - spiegano i tecnici dei vigili del fuoco - pari a un terzo della temperatura a cui i serbatoi sarebbero potuti esplodere, cioè 300 gradi». Una situazione che ha fatto preoccupare anche la protezione civile del Comune che si è subito attivata per approfondire il caso. «Temevano che nella confusione dell’affondamento si potessero creare fuoriuscite di carburante - dice Leonardo Gonnelli, capo della protezione civile - Ma per ora, per fortuna, è andato tutto bene».
Adesso, secondo gli esperti, la situazione sarebbe sotto controllo. «I serbatoi sono coibentati e a doppia camera: tutto è intatto e non ci sono state perdite. Inoltre due dei 4 serbatoi non sono carichi», spiegano i vigili del fuoco.
Resta da decidere cosa fare dello scafo. Oggi partiranno le operazioni di svuotamento e lo yacht sarà rimesso in galleggiamento. Una volta estratto dall’acqua, però, ci sarà poco da recuperare: la carena e l’allestimento sono da buttare. Gli arredi di lusso, legno e marmo, firmati Bannenberg & Rowell, noto studio inglese di design per yacht, sono andati in fumo. Dal punto di vista ingegneristico, invece, verranno fatte delle perizie per capire se la nave, al livello di tenuta di materiali (soprattutto dell’acciaio), sia in grado di navigare o non. Ma ci vuole tempo.
Resta aperta intanto l’indagine di vigili del fuoco e capitaneria che stanno stilando una lista di testimoni da sentire. L’inchiesta farà luce sulle cause del rogo: restano in pista tutte le ipotesi, dal dolo al corto circuito dovuto al maltempo. Da chiarire anche se a bordo ci sia un sistema anti incendio e, nel caso, perché non abbia funzionato. Il rogo che ha colpito Benetti è il secondo in sei mesi. Nel primo caso a bruciare era stato uno yacht in costruzione, quello di martedì invece era già pronto per la consegna. In questo ultimo caso, forse per via delle ferie, di fronte all’incendio c’è stata una reattività minore rispetto a febbraio. L’allarme al 115 è scattato dopo un’ora. In ogni caso, l’incendio rappresenta un serio danno economico per l’azienda.
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