Gioco
Superyacht in fiamme Ha rischiato di esplodere
Il rogo è stato scoperto alle 6.45, ma l’allarme viene dato al 115 un’ora dopo L’imbarcazione è stata affondata per evitare che il rogo si estendesse ai serbatoi
LIVORNO. Per ultimarlo ci sono voluti circa due anni: il fuoco l’ha divorato in poche ore. Uno yacht di 54 metri affondato nel porto di Livorno, nella darsena Morosini, dopo un maxirogo scoppiato a bordo all’alba. Una specie di mini Concordia adagiata sui fondali dopo esser bruciata per sette ore: un affondamento voluto da Benetti, proprietario dell’imbarcazione, per salvare il salvabile ed evitare l’esplosione dei serbatoi, già pieni di gasolio. A fine mese lo yacht (che vale decine di milioni di euro) sarebbe stato consegnato al committente: cinque ponti con gli arredi extralusso di legno e marmo già pronti e i vari fatti. Uno yacht non ancora “armato”, ma mancava poco, questione di giorni. Un acquirente straniero aveva già partecipato alle prove in acqua, tutte superate. Ora di quel miracolo ingegneristico non rimane che la carcassa e tanta cenere. Un episodio su cui incombe l’ombra del dolo: indagano vigili del fuoco e capitaneria che per ora non escludono alcuna ipotesi, neanche il corto circuito.
Tutto è iniziato verso le 6.45 quando alcuni operai sono saliti a bordo dello yacht, ormeggiato nella darsena del Cantiere, per fare delle rifiniture fuori dalla timoneria, al secondo ponte. I lavoratori però hanno subito notato che il teak a terra era caldo e che dalla zona della plancia di comando usciva del fumo. Quindi hanno dato l’allarme a Benetti. In tanti tra gli operai, usciti dal Cantiere, hanno visto lo yacht bruciare già prima delle 7. I primi a intervenire sono stati i pompieri privati dell’azienda. Ma nel giro di un’oretta il fuoco ha preso corpo. Ed è stato allora, erano le 7.39, che è partito l’allarme al 115. I vigili del fuoco si sono precipitati sul posto con un mezzo navale e due squadre via terra. Sono quindi intervenuti anche i militari della Guardia costiera e le ambulanze della Svs, arrivate per precauzione, nel caso ci fosse bisogno di soccorrere qualcuno. Invece per fortuna non ci sono stati feriti.
Un’impresa difficilissima spegnere le fiamme, che si sono sviluppate con violenza in poco tempo a causa dei materiali infiammabili che c’erano all’interno, a partire da legno e resine. Difficile dire da dove sia partito il tutto, ma in base ai primi accertamenti - che dovranno essere confermati dai sopralluoghi successivi - sembra che tutto sia partito dal III livello: dagli alloggi dell’armatore o dalle cucine.
Le operazioni di spegnimento sono andate avanti per tutta la mattinata. Mentre le potenti pompe del mezzo nautico dei vigili del fuoco inondavano d’acqua lo yacht via mare, lo stesso facevano i camion via terra. I pompieri sono saliti anche a bordo per cercare di raggiungere il cuore del rogo e quindi di estinguere le fiamme, ma era impossibile. Il vapore incandescente e il fumo investivano i vigili del fuoco, impedendo loro di procedere oltre. Alcune aree inoltre erano inaccessibili in quanto delimitate dal vetri doppi infrangibili. Tuttavia, il calore del fuoco a un tratto ha fatto scoppiare anche questi divisori e, nel momento in cui l’ambiente ha preso aria, il rogo è divampato con ancora più vigore. A quel punto, i pompieri sono dovuti scendere dal mezzo per non rischiare di essere travolti dal fiume di fuoco e fumo.
Intanto l’acqua lanciata a bordo ha appesantito notevolmente lo yacht, che si è inclinato da un lato. A quel punto gli ingegneri di Benetti hanno cominciato a valutare se continuare con la cascata d’acqua a bordo o se affondare direttamente la nave. C’era infatti il rischio grosso di un’esplosione, considerando che i serbatoi erano pieni di gasolio. Una svolta nelle operazioni di spegnimento c’è stata intorno alle 13.30, quando a bordo c’è stata una prima deflagrazione. A quel punto la decisione di adagiare la nave sui fondali è stata inevitabile. Così facendo, i serbatoio sono stati messi in sicurezza. Ciononostante, la parte ancora scoperta dello yacht non ha smesso di bruciare.
I vigili del fuoco hanno continuato a lavorare fino alle 18.30 circa, ma sono rimasti sul posto anche dopo, fino a tardi, per fare vigilanza e assicurarsi che non ci fossero nuovi focolai. Sul posto a dirigere le operazioni il comandante Mauro Bergamini.
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