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Addio a Giovanna poliziotta e madre: il ricordo dell’Ugl
S’è spenta per una grave malattia un’agente della questura. Per quasi dieci anni aveva prestato servizio in via Fiume
LIVORNO. S’è spenta nella sua terra, in Abruzzo, dove nei giorni scorsi si era recata per trovare i suoi genitori. Giovanna Olita aveva 38 anni e faceva la poliziotta in città da quasi dieci anni: considerava Livorno la sua nuova casa. Una grave malattia se l’è portata via e l’ha sottratta al marito e collega Massimiliano La Rosa, agente della polizia stradale, e ai suoi due bimbi di 6 e 9 anni.
Giovanna è morta domenica dopo aver lottato per mesi contro la malattia. Le sue condizioni sono peggiorate negli ultimi tempi e s’è sentita male proprio nel corso della sua trasferta a Pescara, dove poi è stata ricoverata. Una crisi che la 38enne non è riuscita a superare. Il funerale s’è svolto in Abruzzo, ma nei prossimi giorni Olita sarà ricordata anche in città con una messa di commiato che sarà officiata dal cappellano della polizia, don Placido.
Giovanna era molto stimata dai colleghi che le volevano bene per la sua dolcezza: il sorriso sempre luminoso e gli occhi azzurri, molto espressivi. La poliziotta era conosciuta in città in quanto per oltre cinque anni era stata in servizio al corpo di guardia, all’ingresso della questura in via Fiume, a fare accoglienza al cittadino. Poi è stata trasferita all’ufficio armi della polizia amministrativa. Era nota anche per la sua attività sindacale.
A ricordarla in particolare sono i colleghi e gli amici dell’Ugl che le hanno scritto una lettera di ricordo.
Commosse le parole di Emanuele Palmarini, collega del sindacato Ugl, che con lei ha condiviso anche le vigilanze agli ingressi della questura: «Mi dicevi sempre che eri felice di lavorare con me perché io ero sempre tranquillo mentre tu più effervescente, e quindi ci compensavamo. Quando parlavi dei tuoi figli il viso ti si illuminava. Ricordo ancora quando ti parlavo della mia avventura sindacale: tu fosti la prima a credere in me ogni volta che ci vedevamo mi dicevi “Ecco il mio sindacalista preferito”. Io non ti ho ma detto quanto mi riempivi il cuore di gioia e mi facevi sentire più forte. Eri felice del nuovo incarico e io lo ero per te, ma ti dicevo di non dimenticarti dell’esperienza all’ingresso questura perché era stato un passaggio della tua vita. Quando eri sotto cura io ti dicevo di venire a lavorare, tu sorridevi: un sorriso stanco provato... ma trovavi la forza di farlo. Addio Giovanna, ti voglio bene».
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