Toscana
La moglie e la figlia: «Il nostro grande signore del mare»
LIVORNO. Di una cosa è sempre stato certo. Non avrebbe mai potuto vivere altrove se non nella sua Livorno. Un uomo di mare fino alla fine Raimondo Pollastrini, anzi un “Signore del mare”, e lui lo...
LIVORNO. Di una cosa è sempre stato certo. Non avrebbe mai potuto vivere altrove se non nella sua Livorno. Un uomo di mare fino alla fine Raimondo Pollastrini, anzi un “Signore del mare”, e lui lo ripeteva spesso, perché è il vero significato etimologico della parola ammiraglio. E poi c'erano le partite di calcetto e i ritrovi con gli amici al gabbione dei Bagni Roma, il tifo per la squadra del cuore, il Livorno, i tuffi in mare al tramonto che «solo sulla costa livornese raggiunge certi colori», recitava.
Dal 2010 si era legato all’imprenditrice marittima Maria Gloria Giani (della storica azienda portuale di spedizioni Giani-Pilade), con un matrimonio da favola celebrato a Bolgheri, alla presenza di tutti i cadetti della Capitaneria.
«Non ha mai perso la luce negli occhi – ricorda commossa Giani – amava troppo ammirare i raggi del sole, mai vi avrebbe rinunciato. Diceva che incontrandomi aveva avuto un’altra opportunità in amore (dopo la morte della prima moglie Paola, da cui ha avuto due figli Matteo e Martina). Si era innamorato di nuovo, di un sentimento adolescenziale, come se fosse tornato quindicenne. E mi ripeteva i versi della canzone di Venditti, “Tu sei il mio regalo per sempre”. Poi iniziò a far capolino la malattia, che abbiamo tenuto riservata e combattuto con tutte le forze, sicuri di poterla sconfiggere. Purtroppo, però, il destino ha scritto altro e in poco tempo ho perso i miei due uomini migliori: mio padre e mio marito».
Castagneto Carducci era un luogo a cui non rinunciava, soprattutto in estate, per gli amici e per il legame antico, visto che prima di entrare in Marina, da giovane laureato, aveva insegnato lettere alle scuole medie del comune. «La cosa che amavamo di più erano le lunghe passeggiate con i piedi nell’acqua – continua Giani – dal centro della Marina fino alla storica Villa Emilia, in direzione San Vincenzo. Pensavamo spesso di trovarci una casa per tutto l’anno. Raimondo desiderava anche un cane, un jack russell, tipico cane da scuderia». Un uomo generoso e sempre pronto ad emozionarsi. «Mio padre – aggiunge la figlia Martina – mi ha sempre insegnato che siamo tutti uguali e non ci devono essere distinzioni di trattamento. Era un grande uomo e la sua carriera lo dimostra, una persona umanamente e professionalmente preziosa».
Anche nelle ultime ore non aveva perso lucidità e impegno. «Continuava ad aggiornarsi sui fatti di cronaca – racconta la moglie – soprattutto sugli sbarchi lungo le coste. Raimondo era un uomo fuori dagli schemi politici e portava con estremo orgoglio la divisa, un valore che non tutti, anche a Livorno, e lo dico con rammarico, hanno capito fino in fondo. Ha sempre pensato prima agli altri e durante l’incarico in Capitaneria, quando doveva gestire 11mila uomini, cercava di non dividere mai le famiglie. Per lui lo stare insieme era fondamentale. Con le miei figlie Vittoria e Beatrice, i suoi figli Matteo e Martina e i quattro nipotini eravamo diventati una grande famiglia».
Nel nuovo impegno alla Corte dei Conti, dopo nemmeno una settimana era passato da Ammiraglio a Consigliere, divenendo un punto di riferimento per tutti. «Era felice anche di Firenze, della sede di via de’ Servi, la città dove non solo aveva studiato lui ma anche il padre. Felice di poter ammirare, dalla finestra, la cupola del Battistero. “Cosa posso volere ancora di più?”, mi diceva».
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