Gioco
«Macché piccioni-robocop, vi spiego le nostre ricerche»
Parla Anna Gagliardo, la studiosa che si occupa dei test con i volatili con l’occhio “bendato” «Nessun maltrattamento, è una sperimentazione seria sull’uso delle due metà del cervello»
LIVORNO. «Macché torturati o maltrattati: i piccioni che studiamo sono trattati con tutte le cure possibili». Anna Gagliardo, ricercatrice del dipartimento di biologia dell’università di Pisa e docente di basi neurali del comportamento animale, non ci sta proprio a veder passare le proprie ricerche sui piccioni – pubblicate dalle riviste scientifiche di mezza Europa – come una sorta di gioco sadico.
«È vero che i volatili portati all’“ospedale Lipu” – dice – hanno avuto un problema, ce l’hanno segnalato i veterinari del centro: avevano i vermi, la coppetta sull’occhio non c’entra niente». La studiosa spiega che i volatili «li teniamo liberi, non chiusi in gabbiette chiuse, ed è per questo che in una colonia di 400 esemplari alcuni possono contrarre malattie». Sono sottoposti a una serie di vaccini, il trattamento anti-vermi «solo una volta all’anno per non stresarli troppo».
I piccioni coinvolti non erano un “esercito”: 12 per gruppo, poi integrati con altri 4 per le perdite (soprattutto fra quelli di Livorno). «Peraltro, – rileva – se i piccioni fossero stati lasciati liberi sarebbero tornati a “casa” la mattina dopo. Talvolta li lanciamo di pomeriggio tardi perché fa troppo caldo, e capita che alcuni preferiscano fermarsi per la notte per poi ripartire la mattina dopo. Vorrei però sapere che che fine hanno fatto fare ai piccioni e anche ai Gps che contengono dati per noi preziosi».
Resta il fatto, però, – le immagini parlano da sole – che sull’occhio era applicato un tappo e sulla schiena era applicato una sorta di Gps per localizzarli. Anche su questo fronte la ricercatrice del dipartimento di biologia respinge al mittente le accuse: lo studio del comportamento di uccelli con visione monoculare «è uno dei metodi meno invasivi» per riuscire a capire le dinamiche relative agli “ingranaggi” che fanno funzionare il cervello. E aggiunge: «L’occhio non viene affatto danneggiato. Si incolla un anellino di velcro sulle penne che stanno tutt’attorno all'occhio così da poter impedire la visione da quell’occhio posizionando una coppetta che successivamente verrà tolta».
Comunque, viene usata una colla: menomerà di fatto l’animale. «Ma – avverte Gagliardo – è una colla senza solventi, di quelle con cui giocano anche i bambini. E anche se dovessimo perdere di vista il piccione o non dovesse tornare alla voliera dell’équipe di ricerca, con il ricambio delle penne appena cresceranno la coppetta si staccherà».
È un metodo che non salta fuori da chissà quale strampalata idea, tiene a ribattere Anna Gagliardo: lo adottano da molto tempo «chi in tutto il mondo studia asimmetrie cerebrali tanto nel piccione che nei pulcini di gallina». E Poi torna alla carica: «Non danneggia in nessun modo l'animale» e l’ha «approvato regolarmente il Comitato Etico dell'Università di Pisa».
Gagliardo ricorda che al pari di quanto accade ai bambini che per mesi devono tenere un occhio bendato per guarire il cosiddetto “occhio pigro”, «anche i piccioni sembrano abituarsi rapidamente e senza troppi problemi».
Rimbalza però nei post sul sito web del nostro giornale una sfilza di commenti che prendono di mira l’utilità di questo tipo di esperimenti. «È solo in apparenza – sottolinea la ricercatrice dell’ateneo pisano – che gli emisferi cerebrali sono uguali: in realtà, non hanno la stessa funzione. In passato si credeva che fosse una specificità degli esseri umani la “lateralizzazione cerebrale”, cioè la distinzione fra parte destra e parte sinistra: si riteneva che negli altri vertebrati non fosse presente».
Il lavoro degli scienziati ha dimostrato che le cose stanno diversamente, rincara Gagliardo: «E gli uccelli rappresentano un modello animale che ha una chiara rilevanza per chi, studiando le asimmetrie cerebrali, vuol comprendere come funziona ciascuna delle due metà del cervello sul fronte della vista, dato che attraverso il chiasma ottico le fibre ottiche provenienti da un occhio proiettano tutte all'altro emisfero».
Cosa accade negli uccelli? I due emisferi cerebrali – dice la studiosa – hanno un funzionamento che è in gran parte indipendente l’uno dall’altro. Un esempio? I pulcini di gallina usano l’occhio sinistra (e dunque la metà destra del cervello) per vedere se arrivano eventuali predatori e, al tempo stesso, adoperano l’occhio destro (e dunque la parte sinistra del cervello) per scegliere il cibo fissandolo con l'occhio destro (emisfero sinistro).
Chiudendo un occhio per volta o raffrontando il comportamento con quello che si ha se entrambi gli occhi sono in funzione, – dice la ricercatrice pisana – si può studiare come «ciascun emisfero impara gli indizi spaziali, li elabora e li trasferisce all'emisfero controlaterale». Per capire, insomma, come ciascuna delle due metà del cervello lavora come “bussola” nello spazio e come le informazioni passano da un emisfero all'altro. «Nei piccioni viaggiatori naturalmente, ma non solo...», dice la studiosa.
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