Gioco
«Piccione-robocop? Balle, è un esperimento serio»
Anna Gagliardo, la studiosa dell’università di Pisa che segue gli esperimenti sui piccioni con l’occhio “bendato”, respinge le accuse: «Nessun maltrattamento, il nostro è un esperimento serio sui segreti di come le due metà del cervello “dialogano”. Negli uccelli, e non solo...»
LIVORNO. Macché piccione-cyborg, macché maltrattamenti. Anna Gagliardo è una ricercatrice del dipartimento di biologia dell'università di Pisa (e docente di basi neurali del comportamento animale): non accetta che queste ricerche sull’orientamento dei piccioni in volo – pubblicate dalle riviste scientifiche di mezza Europa – finiscano sulla graticola dei social network sotto una grandinata di post che le paragonano a una sorta di sadismo contro gli animali, perdipiù inutile e bizzarro. La studiosa dice che il problema degli esemplari raccolti all’ “ospedale Lipu” di Livorno avevano sì un problema ma erano i vermi e non quel “tappo” sull’occhio destro (e comunque «se i piccioni fossero stati lasciati liberi sarebbero tornati a "casa" la mattina dopo», chiedendo però poi «che fine hanno fatto fare ai piccioni e anche ai Gps che contengono dati per noi preziosi»).
Ma quella coppetta sull’occhio grande quasi quanto la testa è un dato di fatto. La ricercatrice però ribatte che «è uno dei metodi meno invasivi». Nessun danno all’occhio, perché – rileva – «si incolla un anellino di velcro sulle penne che stanno tutt'attorno all'occhio per posizionare una coppetta che poi verrà tolta», la colla è senza solventi («di quelle con cui giocano anche i bambini») e se l’animale non dovesse tornare alla sua voliera basterà aspettare il ricambio delle penne e «la coppetta si staccherà». Senza contare che è un metodo «approvato dal Comitato Etico dell'Università di Pisa».
Quanto alle accuse di inutilità, Gagliardo risponde che «solo in apparenza gli emisferi cerebrali sono uguali» e «gli uccelli rappresentano un modello animale che ha una chiara rilevanza per chi vuol comprendere come funziona ciascuna delle due metà del cervello sul fronte della vista». Negli uccelli – spiega – i due emisferi cerebrali hanno un funzionamento «in gran parte indipendente l'uno dall'altro». Dunque, chiudendo un occhio per volta e raffrontando i risultati con quanto emerge se l’animale ha tutti e due gli occhi aperti si s può studiare come ciascuna delle due metà del cervello lavora come "bussola" nello spazio e come le informazioni passano da un emisfero all'altro. «E non solo fra i piccioni viaggiatori naturalmente...», dice la studiosa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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