Gioco
La strana storia del piccione-cyborg
Raccolto alla Puzzolente, è un esperimento sulla “bussola” dei volatili. «Ma è ingiusto trattarli così»
LIVORNO. L'occhio destro è chiuso da un tappo grande quasi quanto la testa dell'animale. Sulla schiena una sorta di “zainetto” che in realtà è una sorta di Gps, un geo-localizzatore che segue la rotta del volatile ovunque vada a finire. Quello che vedete l'hanno raccolto alcuni cittadini nella zona fra il Cisternino e la Puzzolente.
«È già il secondo che è arrivato qui: il primo – raccontano Diego e Franco, che abitano in zona – siamo riusciti a vederlo ma non a prenderlo e il secondo giorno abbiamo trovato solo le penne. Probabilmente è stato vittima di un altro uccello predatore». L'altro è stato trovato verso le 22,30 di sera: «Siamo stati attirati da luci strane blu e rosse che lampeggiavano: lo abbiamo soccorso con acqua e cibo (che ha divorato) e l'indomani mattina lo abbiamo portato all’ “ospeda- le Lipu”».
Al Centro di recupero degli uccelli marini e acquatici, quartier generale all'ex scuolina del Cisterino, ne sono arrivati anche altri.
Basta dare un'occhiata alla scatolina bianca del geo-localizzatore per capire che stavolta non siamo in presenza di un gang di baby vandali: è una apparecchiatura che non costerà milioni di dollari ma è pur sempre di difficile reperimento per chi non appartenga alla ristretta cerchia di chi studia le migrazioni degli uccelli. Non solo: è ben visibile l'indicazione dell'università di Pisa e di un numero di telefono che corrisponde a una struttura di ricerca nella zona di Marina di Pisa. «Fa veramente dispiacere – viene sottolineato da chi li ha raccolti – vedere degli animali trattati come "cavie" per non sappiamo quali esperimenti».
Bisogna dire che nel solleone di mezz’agosto va inevitabilmente a vuoto il tentativo di un contatto telefonico nel pomeriggio di ieri per avere spiegazioni di prima mano dal centro di ricerca. Stando però a quel che è stato possibile ricostruire sulla base delle informazioni raccolte, tutto nasce dalle ricerche di un team di studiosi dell'ateneo pisano. E quel numero “184” lascia ipotizzare che quello rintracciato sia solo un esemplare di un “esercito” di volatili mandati nel cielo per cercare di raccogliere informazioni su come funziona realmente l'orientamento in volo.
Il “radar” degli uccelli è basato sulla vista (l’orientamento delle stelle, la posizione del sole) e sul magnetismo terrestre. Ve lo sareste mai immaginato che i piccioni utilizzano anche e forse soprattutto gli odori come bussola?
Lo “zainetto-Gps” indicherà le rotte seguite quasi come fosse la “scatola nera” di un aereo: meglio dunque del vecchio metodo dell'anello posizionato su una zampetta, tutto legato all'incognita del dover poi catturare di nuovo l'animale per leggerne l'anello di riconoscimento.
E l'occhio chiuso dal tappo: perché? Gli ornitologi interpellati spiegano che nei piccioni, diversamente che per noi umani, gli occhi sono ai lati della testa e dunque la vista non è binoculare e non serve per avere soprattutto la profondità di campo. Invece in questi volatili ciascun occhio – viene riferito – fa riferimento a una parte del cervello. Chiuderne uno dei due significa dimezzare la vista e, probabilmente, studiare se questo comporta ripercussioni sulla mappa “menta- le” del piccione e, di conseguenza, sul suo modo di muoversi in volo.
Da un lato, c’è chi fra gli animalisti sottolinea quanto sia invasivo bloccare in questo modo il campo visivo del volatile fino al punto da alterarne il comportamento (e da renderlo vulnerabile agli attacchi dei rapaci). Dall’altro, c’è chi fra gli ornitologi ricorda che gli esperimenti devono seguire rigidi protocolli (ed è nell’interesse della stessa équipe di ricerca tutelare il benessere dei propri animali).
Al bando, comunque, il timore di esser precipitati nella fantascienza degli uccelli-robocop trasformati in droni bionici di ultimissima generazione con la telecamera ad alta risoluzione infilata al posto dell'occhio. In realtà, non sarebbe poi chissà quale novità: la Raf inglese aveva una squadriglia di piccioni per recapitare i messaggi segreti durante la seconda guerra mondiale, talmente importante da finire come eroi di guerra perfino con onorificenza solenne. L’ha raccontata, con la leggerezza d’un cartoon, il film d’animazione “Valiant piccioni da combattimento”, datato 2005: personaggi disegnati al computer, compreso il “generale” con la benda sull’occhio, eppure una incredibile storia vera.
Intanto, ora il piccione-cyborg è lì all’ “ospedale Lipu”. Il centro ha appena finito di rimettere in sesto i 261 pulcini di tordi bottacci, merli e cesene che gli erano stati affidati dalla polizia provinciale di Prato in seguito al blitz che aveva smantellato un traffico di uccelli dalla Polonia per essere venduti come richiami vivi. E sta tornando vispa la cicogna bianca arrivata dal Padule di Fucecchio perché ko: il ricoveronumero 1789 dall’inizio dell’anno, ricorda il Cruma dal web.
Mauro Zucchelli
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