Gioco
Quattromila in festa nel villaggio amaranto
Livorno: file per mangiare, gadget, la caccia all’autografo e un pensiero al sociale - VAI ALLO SPECIALE CALCIOMERCATO
LIVORNO. Si può vivere in serie A anche mangiando zuppa di verdure con la cipolla tagliata a fette, bere un bicchiere di birra e provare a digerire con un ponce a vela con sopra la scritta «Pisa m....». Al diavolo alito, colesterolo, ascella pezzata e buone maniere. La vita è una sola, e spesso può essere anche breve, così il messaggio che arriva dal villaggio amaranto, allestito nel piazzale del campo scuola, è chiaro: viviamoci questa stagione di paradiso senza pensare troppo al domani, mettiamoci cuore, coraggio, impegno e un po’ di ghigna e vediamo come va a finire, stai a vedere che facciamo l’impresa.
Certo - ripetono tutti - se Spinelli per una volta si frugasse non ci dispiacerebbe, ma in fondo Sciu Aldo «è il mio presidente/sono dieci anni che / lui non spende niente», recita il coro sfottò che si alza durante la presentazione dei giocatori spazzando via, d’un colpo, le voci di una possibile feroce contestazione. Eccolo, allora, il popolo dei quattromila che si ritrova sotto il sole di agosto sessantanove giorni dopo l’impresa che ha portato gli amaranto alla terza promozione del secolo.
VIDEO L'entusiasmo dei tifosi alla festa amaranto
Per preparare la festa organizzata dalla Curva Nord sono serviti una cinquanta di volontari: si sono alternati per ventiquattro ore, dalle 14 di venerdì, hanno montato palchi e gazebo, sistemato centinaia di magliette che poi hanno messo in vendita, tagliato 150 cocomeri, imbottito tremila panini, affettato un migliaio di pizze a spicchi e spillato altrettanti litri di bevande.
In mezzo alla folla li riconosci perché indossano una maglietta nera con una scritta gialla sul petto: 1915, la data di nascita del Livorno calcio. Intorno al piazzale hanno sistemato gli striscioni che di solito vengono appesi lungo la balaustra del Picchi: «In curva e nei quartieri, dei nostri colori andiamo fieri», recita il più grande di tutti. «Abbiamo organizzato questa festa - dicono Luca e Bruno - per la promozione. Ma è anche l’occasione per fare altro: valorizzare la livornesità. Per farlo abbiamo avevamo chiesto al Comune di prestarci un gozzo, lo volevamo esporre qui per far capire ai più giovani l’importanza delle tradizioni che altrimenti rischiano di scomparire. Purtroppo non è stato possibile, in ogni caso abbiamo allestito una mostra fotografica che racconta la storia dei gozzi».
FOTO L'euforia al campo scuola /2
Se domandi quanto hanno speso si guardano prima di rispondere: «Qualche migliaia di euro, speriamo di riprenderli». Sul marciapiede più vicino allo stadio c’è lo stand dell’ex Caserma Occupata, accanto quello dell’Associazione Livorno 2013. «Due realtà orgogliose del loro impegno nel sociale», ripetono una dopo l’altra andando anche fieri di stare «fuori dal sistema». Accanto una schiera di mani puntano magliette, zaini, cappellini e bandiere che si possano portare via con una decina di euro. «Appena arrivo a casa rinforzo l’asta - dice un ragazzino dopo l’acquisto - altrimenti non ce la faccio mica a sventolarla per novanta minuti».
Per entrare nel paese dei balocchi è necessario fare qualche passo. In mezzo alla piazza, infatti, è stato allestito un mini gabbione dove per ore non si fa altro che rincorrere un pallone. «I bimbi - dice una mamma - sarebbe bene che tornassero a giocare nelle piazze».
C’è chi sogna di essere un campione e chi vorrebbe un campione ora. I capannelli di gente che parla di mercato si riconoscono: si formano su ogni lato, si ingrossano e poi scompaiono. Metti l’orecchio e senti: «Allora Duncan ritorna? No, Rocchi non si vole: faceva il braccio teso sotto la curva della Lazio». E Alessandro Lucarelli? «Sarebbe un piacere se tornasse, lui è uno che tiene alla maglia, sarebbe l’uomo giusto per lo spogliatoio. È vero che non è più un bimbetto, ma altre due stagioni le può fare».
Quando sul piazzale arriva l’ombra i Licantropi finiscono di provare l’ultimo pezzo. Sul maxi schermo scorrono le immagini della cavalcata dello scorso anno in serie B. Sono le 20,10 quando il pullman del Livorno entra nel villaggio e parte la caccia al campione. «Schiatta? Schiatta, si fa una foto?». «Paulo, mi fai un autografo per la mi’ figliola?». «Emerson sei il più forte». «Nicola sindaco». L’ultimo sorriso della squadra prima di mettersi a tavola dentro al recinto di tavoli e transenne. Per tutti pane, prosciutto e zuppa di verdure con cipolla. «Chi vuole la birra?».
Federico Lazzotti
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