Il Tirreno

Livorno

La promessa dei giocatori «Daremo tutto per salvarci»

di Giorgio Billeri

Applausi e cori per tutti: Nicola, Paulinho ed Emerson i più gettonati Tornano le maglie amaranto acceso, sul palco la gigantografia di Morosini

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LIVORNO. I cori, tantissimi, per Davide Nicola, autentica star della serata. Quelli, col groppo alla gola, che volano verso il cielo per raggiungere Piermario Morosini. I peana per Emerson, Paulinho, Schiattarella, per tutti i cavalieri che fecero l'impresa, soltanto 69 sere fa. Gli applausi, convinti, per Greco che rappresenta - al momento - la ciliegiona sulla torta.

I tremila (stima per difetto, difficile fare una stima in quella bolgia) innamorati sotto il balcone del Livorno cantano la loro serenata mettendo da parte, per una sera, le angustie quotidiane da calciomercato. Qualche mugugno c'è, con indirizzo Genova, qualcuno vortrebbe tutto e subito perchè l’esordio con la Roma è dietro l’angolo ma il malcontento resta sottotraccia, coperto dalle urla dei tifosi, dagli strilli gioiosi dei ragazzini che toccano con mano i loro idoli, dall’antusiasmo della gente che non pensa al domani, ma coglie il momento.

C'è Daniele, quattro anni, che guarda Mazzoni così imponente e spara: «Io da grande voglio fare il portiere del Livorno». Ci sono i ragazzi della curva che vendono i loro gadgets e i pensionati che prendono il fresco, tante ragazze e pure belle che si divorano con gli occhi i semidei amaranto. La città tutta, insomma, tremila cuori che battono insieme.

Le maglie. Le aspettavano tutti, da giorni. In città infuriava un dibattito da ombrellone e infradito: basta con quelle maglie rossicce, recuperiam,o l'amaranto vivo perchè anche questo ci servirà, in serie A. Accontentati: quando le "velineA" salgono sul palco sono solo applausi. La prima maglia è di un bell'amaranto sincero, acceso, sarà quella che farà barriera all’Ardenza contro le superpotenze dell’italica pedata. La seconda bianca, la terza grigia, elegante, bella, da sfoggiare nei teatri di grido, San Siro, l'Olimpico, lo Juventus Stadium. Nessuna traccia della casacca gialla entrata nella mkitologia del tifo livornese. Presenti anche Amato, rappresentante di banca Carige e il fiduciario toscano dello sponsor tecnico Legea.

Il mister. Davide Nicola ha in mano gli appunti del galoppo di qualche ora prima contro il Picchi. Lui dal lavoro non si scinde mai. Vorrebbe dribblare come Garrincha le curiosità dei ciceroni Luca Salvetti e Fabrizio Pucci, lasciare interamente la ribalta alla sua truppa ma non ce la fa, la gente lo relcama come una star. E lui declama dal palco: "Una cosa di cui sono sicuro è la cultura del lavoro di questi ragazzi: dico che siamo partiti anche meglio dello scorso anno. Loro sanno cosa voglio, che non sono mai contento, ma mi soddisfano sempre, giorno dopo giorno. In campo daremo tutto come abbiamo sempre fatto”.

Un mare di applausi e di cori per questo signore piemontese che ha perforato il cuore di una città scettica e difficile come questa. Uno che si troverà faccia a faccia con Allegri e Mazzarri, Conte e Benitez e non tremerà. Giammai.

Il re della difesa. Siamo in clima serie A e i cori sul presidente del Milan non possono mancare, anche i giocatori sorridono.

Emerson Borges, brasiliano timido, da queste parti ha trovato un lembo della sua terra. E dice: "Il mio sogno di giocare in serie A si è unito a quello di questa fantastica città". E fantastica lo è davvero questa sera, Livorno. Il re della difesa, l'uomo che esce dalle tonnare dell'area di rigore con l'eleganza di James Bond in frac viene sequestrato per decine di foto e autografi.

Cuore Paulinho. L'uomo dalla testa d'oro è il più gettonato. Voce bassa, colorata da quel sinuoso accento carioca. "La serie A? Non ci spaventa, non dovremo pensare tanto ma solo giocare con il cuore, sudando e onorando questa maglia: così ci salveremo”. Io sono rimasto con gioia, ormai conosco questa città e questi tifosi. Massimo impegno, sempre"., la promessa dell’uomo dal mirino infallibile. Uno arrivato qui da ragazzino e che dopo tanti anni si è tolto l’immagine della promessa non mantenuta. Calorosissimo anche il saluto a Luca Siligardi, secondo tanti sarà lui uno degli acquisti migliori.

Il finale. I fuochi d'artificio, vera sorpresa della serata, squarciano il cielo nero come la pece sopra il vecchio corpaccione del Picchi mentre la marea umana salta dedicando pensieri affettuosi ai cugini nerazzurri che stasera potrebbero anche raggiungere un derby di coppa Italia che sarebbe un antipasto luculliano per il campionato.

Ci penseremo a tem,po debito, l'importante stasera era la bellezza di questo abbraccio, di questo patto di acciaio tra tifosi, città e squadra. Perchè stare tutti insieme, remare dalla stessa parte può fare miracoli, nello sport. Anche quello di mettere la museruola a Tevez e a Balotelli, nell’eterna lotta tra il Davide umile e fieto e il Golia magari un pò presuntuoso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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